Sabato in un post (qui) dedicato alla concomitanza dell’evento senese con il 50° della morte di Ernest Hemingway, ipotizzavo l’affinità che avrebbe legato la carriera al premio Nobel, se mai egli avesse potuto assistervi. Scopro però che, secondo Mauro della Porta Raffo, un anno esatto prima di suicidarsi Ernest si sarebbe trovato proprio a Siena per vedere la corsa. E’ vero?

Ammetto che non conosco così approfonditamente la biografia di Hemingway. E neppure la cronologia delle celebrità, peraltro molto coltivata a Siena, che nel tempo hanno assistito al Palio: dagli (odiati) Granduchi di Toscana a Pep Guardiola.
Tuttavia a me non risultava che l’autore de “Il vecchio e il mare” avesse mai visto, almeno con qualche ufficialità, la corsa. Sapevo invece, da vecchi aneddoti orecchiati in casa e confermati indirettamente anche dall’amico Roberto Barzanti, che (non si sa però esattamente quando) in occasione di una sua visita nella civitas Virginis, lo scrittore si sarebbe intrattenuto a lungo tra gli scaffali profumati di carta della leggendaria libreria Bassi, ovvero quella che, per decenni, a Siena è stata la libreria per antonomasia. Mandando in sollucchero, va da sè, la composta signora Pia e gli astanti tutti.
Ma di un Hemingway al Palio davvero non sapevo nè avevo mai sentito dire.
Ieri però, spigolando sul web, mi imbatto (qui) in una breve intervista rilasciata da Mauro della Porta Raffo al sito “La Mescolanza” in cui il “gran pignolo” (come lo chiama Giuliano Ferrara) afferma con una certa sicurezza che il 2 luglio del 1960 il premio Nobel si sarebbe trovato proprio a Siena.
E allora come stanno le cose?
Lancio allora un appello a tutti i cultori delle cose hemingwaiane e senesi affinchè risolvano il mistero.
Chi sa, insomma, favelli.