colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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E’ GIUSEPPI’S DERBY TRA MODULISTICA E SANITA’ CALABRESE

Elettrizzante stracittadina in corso tra due dei massimi vertici di comicità involontaria colti dal Giuseppi nazionale nell’arco di nove mesi di emergenza pandemica.

Tutti pensavano infatti che l’effluvio di modelli autocertificativi partorito durante il primo lockdown fosse destinato a rimanere insuperato in saecula saeculorum ma, si sa, i record sono fatti per essere battuti.

Ed ecco quindi il capolavoro dei cinque-commissari-cinque in venti giorni, tra nominati e in pectore, per l’ancora scoperta sanità calabrese.

Voci di corridoio dicono che il prossimo candidato, il sesto, sarebbe Babbo Natale, reso disoccupato dalle annunciate limitazioni ai festeggiamenti: il premier ha infatti allo studio un dpcm ad hoc per consentire gli spostamenti dei viaggiatori in movimento da Rovaniemi su slitte trainate da renne.

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IL VERO VIRUS E’ FISCALE E CREDITIZIO.

In apparenza, non tutto il virus venne per nuocere.

Quando il primo lockdown ha sospeso le rate dei mutui e di certe scadenze fiscali, consentendo a parecchia gente di (soprav)vivere attingendo al denaro che avrebbe altrimenti speso per pagare quanto procrastinato, la sensazione indotta fu che, in qualche modo, ad arrivare a fine mese ce la si potesse comunque fare. Era ovviamente un abbaglio: a parità o calo di entrate si erano solo temporaneamente dimezzate le uscite.

Il prolungamento delle sospensioni al 31/1 ha rafforzato questa diffusa sensazione e, in pratica, per l’uomo della strada è crollata l’ansia per tasse e spese in scadenza, sebbene gli introiti delle famiglie e i ricavi di molte imprese siano nel frattempo fatalmente e progressivamente crollati.

Ma arriverà prima o poi un momento in cui il normale ciclo dei pagamenti dovrà riprendere. E, a casse vuote, si dovrà di nuovo scegliere se, sempre coi medesimi soldi, campare la famiglia o essere insolventi.

Ci sarà da ridere (si fa per dire).

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IO SPERIAMO CHE ME LA COVID

Tra lockdownisti e negazionisti, minimizzanti ed allarmanti, virologi veri, presunti, sedicenti e litiganti, vox populi, mi hanno detto che, le veline di Casalino e i dpcm di Giuseppi, i tre o forse quattro commissari alla sanità in Calabria, le zone rosse, gialle, arancioni, verdi, mezze e mezze, cangianti, iridescenti, a pallini, a losanghe, a quadretti, andrà tutto bene, non andrà tutto bene affatto, è un’influenza, è una peste, a primavera finisce, no dura un anno, no non finirà mai, c’è il vaccino, non c’è il vaccino, ma basterà per tutti il vaccino? quando arriva il vaccino?, chi non si farà il vaccino?, negozi chiusi e supermarket aperti, anzi no, anzi sì, muoiono i vecchi, no muoiono tutti, si guarisce ma ci sono conseguenze respiratorie croniche, non è vero non è nulla, guariti si è immunizzati anzi no, mascherine chirurgiche vs fftp2, multe, autocertificazioni, coprifuoco, assembramenti, runner, sport sì ma aria aperta no e viceversa, a caccia sì a pesca no, i banchi con le ruote, i monopattini, perchè i pattini normali no?, a scuola sì ma anche no, gli psicologi, le asl, le rsa, le ambulanze, i tamponi, le cose e, oggi, la notizia che “dopo il covid strascichi sulle capacità mentali in una persona su venti e si tratta di giovani”, la mia conclusione è una sola: io speriamo che non lo becco.

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LE SCARPE PER CORRERE AL CESSO

Indeciso se trovare più imbecille il fatto che in migliaia sgomitino ai supermercati Lidl per accaparrarsi un paio di orripilanti scarpe da due soldi fatte chissà dove e destinate a disfarsi nel giro di qualche mese o che il Corriere della Sera preannunci un “reportage” (sic!) ad hoc sul fenomeno, non ho invece dubbi sull’auspicio da esprimere: auguro a tutti i dementi partecipanti all’assembramento, perchè di assembramento si tratta, mascherati o smascherati che siano, una bella infezione di covid gastrointestinale, ovverosia disturbi cronici incurabili e lenibili sono con massicce dosi quotidiane di Imodium. Tanto le scarpe per correre al cesso ce l’hanno.

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CHE SENSAZIONE DI LEGGERO LOCKDOWN…

Dopo la chiusura multicolore, il pirotecnico governo Giuseppi vagheggia una chiusura “leggera”.

Se non fosse irritante, questo tira e molla pieno di eufemismi sarebbe comico.

Se infatti, come pare, la situazione è grave, bisogna chiudere e basta. Dopo settimane di allarme, non c’è più nulla da prevenire. Il virus ha di nuovo tracimato e va ostacolato con ogni mezzo, costi quel che costi (anche perchè non contrastarlo porterebbe a costi anche maggiori).

Se invece la situazione non è grave ed è tutta un’ammuina, bisogna chiudere lo stesso, perchè se la gente scopre che è una mezza farsa imbraccia il mitra.

Oppure si ha il coraggio di dire che si era scherzato e si riapre tutto, salvo circoscrivere i focolai davvero virulenti e pericolosi.

Questi invece s’inventano l’Italia arlecchinata.

Forse perchè sono servi di due padroni.

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IN ALLEGATO, QUANTO RICHIESTO

Mi arriva via email il sollecito di pagamento di una fattura che risulta impagata.

Verifico e hanno ragione: al commercialista risulta quella elettronica, ma a me non è giunta quella di cortesia, l’unica che utilizzo per scadenzare i conti.

Scrivo quindi al creditore un’email di scuse, pregandolo comunque di inviare sempre la fattura di cortesia, a me necessaria per lo scopo detto sopra.Passano tre minuti ed ecco la risposta.

Ma invece di scrivermi “ok, per il fututo provvederemo”, mi allegano la fattura di cortesia che dovevano mandarmi ad agosto.

Una prece.

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MI DEVO QUALIFICARE…

Trovo sul cellulare una chiamata da un telefono fisso italiano a cui ho potuto rispondere. Subodoro la fregatura ma, essendo una persona corretta, richiamo.

Mi risponde una tizia che di italiano afferma di avere il nome, tutto il resto (a voler esagerare, non è più occidentale di Zagabria.

Riporto la conversazione.

Io: buonasera, ho trovato una chiamata sul mio cellulare, è lei che mi ha cercato?

Lei: con chi parlo?

Io: me lo dica lei, è dal suo numero che ho ricevuto una chiamata.

Lei: parlo col responsabile della sua ditta?

Io: scusi, ma allora lo sa o no con chi sta parlando? Che cosa desidera?

Lei: io per dirglielo devo sapere se lei è il responsabile della sua ditta.

Io: no, veramente è lei che deve dirmi che vuole, visto che mi ha cercato e conosce questo numero.

Lei: No, lei prima si deve qualificare perchè io posso parlare solo col responsabile della sua ditta.

Io: allora riprovi un’altra volta, forse sarà più fortunata e lo trova. Click.

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LA PRIMA IMPRESSIONE E’ QUELLA CHE CONTA

Giorni fa tra colleghi si parlava del fatto che, oggi, per l’immagine di un ente o un’azienda importanti la cosa essenziale è avere un sito aggiornatissimo, essendo esso il primo punto di contatto, di approdo all’ente o azienda medesimi.

Sbagliare su questo aspetto fondamentale è come arrivare sporchi o puzzolenti al primo appuntamento.

Mi è tutto tornato in mente poco fa mentre, causa sito in panne, trascorrevo un piacevole quarto d’ora ascoltando, tra ampie parentesi di rumore rosa, la musichetta d’attesa del centralino di una nota istituzione giornalistica, gracchiante tipo un 45 giri in un mangiadischi affondato nella sabbia nel 1965.

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SCUSATE, SCHERZAVO…

E poi c’è chi si meraviglia se gli italiani mandano Giuseppi a quel paese.

Dopo giorni di battage, bozze, anticipi, smentite e finalmente la diffusione del dpcm destinato a entrare in vigore domani 5/11, con relativa autorganizzazione della propria vita da parte degli stufi ma bravi cittadini, alle 19 il Giuseppi nazionale annuncia che il dpcm medesimo entrerà in vigore dopodomani 6/11.

Io sono convinto di due cose: che lo faccia apposta e che proprio per questo vada rimandato a casa a pedate il prima possibile.

Lui e i buffoni che gli tengono bordone.

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IL VOLPIN GIUSEPPI

Ingenui, mica avrete pensato davvero che l’ammuina odierna del biciclick day fosse l’ennesima giuseppata?
Svegliatevi, bambine.
Il diabolico premier ha ordito tutto per tenere un po’ di gente un giorno intero incollata ai siti in tilt, evitando così di assembrarsi.
Non sottovalutatelo!