colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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LA CONQUISTA DELL’ARGENTO

Senza nulla togliere ai nostri sciabolatori, che ne hanno pesantemente buscate dai coreani, al TG1 non si può sentire che “in finale gli azzurri conquistano l’argento”.

L’argento casomai lo conquisti nella competizione ma, se si parla di finale e si prende l’argento, vuol dire che la finale l’hai persa e che quindi sei arrivato secondo. Quindi conquistato che?

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DI CHI E’ LA COLPA?

Chiedi a un tuo abituale fornitore di servizi un preventivo per una nuova utenza da intestare a te medesimo, che sei da anni loro fedele cliente.
Invece di farti a razzo la migliore offerta possibile e pure ringraziandoti per la richiesta, rispondono invece che per fare il preventivo devi fornirgli la tua ragione sociale, codice fiscale, partita iva, copia fronte retro di un documento, la tessera sanitaria (sempre fronte retro, si capisce) e perfino l’iban.
Insomma ti chiedono (così facendo, alzando nettamente le probabilità che poi ti rivolga ad altri) cose che non solo già sanno e hanno, ma che per un preventivo non servono (che c’entra l’iban?).
Ora, siccome le cose non succedono per caso e non sempre la gente è stupida, tutto ciò deve avere una spiegazione.
Forse una legge particolarmente sciocca e burocratica a cui devono adempiere, forse una circolare interna particolarmente ottusa o l’immancabile norma comunitaria per la complicazione degli affari semplici?
Chi sa, per favore, parli!
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RISPOSTA AUTOMATICA CERCASI.

Qualcuno sa se whatsapp dispone di una funzione di “risposta automatica” come i vecchi, cari sms? Tipo “sono occupato, ti chiamo più tardi”, oppure “scusa, non posso rispondere”, “sto guidando” etc?
Se esiste, vi prego di indicarmela al più presto.
Mi sono infatti accorto che il breve testo di autopresentazione che il programma di messaggistica consente di inserire sotto la foto e che io ho riempito scrivendo in maiuscolo, per tutti i caratteri consentiti, “NON ASCOLTO I VOCALI, NON ASCOLTO I VOCALI, NON ASCOLTO I VOCALI, NON ASCOLTO I VOCALI…”, non viene preso nella minima considerazione dagli utenti.
Possibile quindi impostare qualcosa che, nel momento in cui qualcuno prova a inviare il mefitico vocale, lo preavvisi che non solo non avrà risposta, ma non sarà neppure ascoltato?
Si accettano anche espressioni turpiloquenti.
Grazie dell’aiuto e della comprensione.
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CUSToMERD CARE

Tranquilli, non è un errore di battitura.

La dittona si pubblicizza perfino sui bus, magnificando la bontà dei propri servizi.

Annoti il numero e chiami.

Ti risponde una tizia dall’inatteso eloquio nordico che, prima ancora di sapere chi sei e cosa vuoi, in tono sbrigativo-annoiato avvisa che loro sono già pieni di lavoro e che fino a settembre non riusciranno ad evadere alcun ordine.

Andiamo bene…

Conto fino a cinquecento e, dopo profondi respiri iperventilatorii, spiego in sintesi le mie esigenze (esigenze di un valore economico abbastanza importante, specifichiamolo).

La tizia mi liquida dicendomi di mandare un’email. Mah…

Lo faccio, circostanziando ben bene.

Era il 31/5.

Dopo due settimane, tutto tace.

Per evitare alterchi, anziché ritelefonare, riscrivo, facendo riferimento a colloqui e email intercorsi etc.

Intanto le mie esigenze languono.

Passano le altre tre settimane. Silenzio.

Ririscrivo.

Passa una settimana e il silenzio perdura.

Nel frattempo ho trovato un altro fornitore.

Ma l’attesa è stata utilissima.

Mi è servita a cassare per sempre quell’azienda dai miei possibili interlocutori e a dare preziosi consigli agli amici sulle ditte a cui non rivolgersi mai.

Sarò lieto di informare anche qualsiasi estraneo che mi chieda in privato.

Per la cronaca, qui dico solo che la dittona è in provincia di Siena e che si occupa di serramenti e coperture.

Cave canem…

 

 

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LA DEGENERAZIONE DELLA GIOIA

Abbiamo vinto gli Europei ed è stato giusto giubilo, con molto dileggio agli antipaticissimi albionici e qualche commento TV un po’ sopra alle righe.

Un’onda lunga che, mediaticamente, forse mostra ormai la corda, ma in fondo va bene così: alla gente le cose ripetitive piacciono e pubblicitariamente rendono, a giudicare dall’effluvio di reclame azzurri-oriented che si vede in giro.

Doverosa anche la stigmatizzazione delle copiose mancanze, formali e sostanziali, degli inglesi, bacchettati a dovere.

Ora però si sta salendo di un pericoloso gradino.

Si sprecano le interpretazioni socio-politico-psico-metaforico-esoterico del trionfo. Bislacche teorie. Letture trasversali del fenomeno pedatorio. Buonismi pelosi e opportunismi setolosi. Moralismi visionari.

Insomma una valanga di melassa intellettuale che fa apparire roba asciutta pure la vecchia, cara retorica.

Magari anche basta, eh?

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AIUTO, HO LO STEREO IN CRISI. E NON SOLO QUELLO

Stamattina ho messo un CD e si è accesa la radio. Allora ho preso un LP, ma è partito il videoregistratore.

Ho spento la radio e il lettore DVD si è un avviato da sé. Stufo, ho acceso la TV ma l’audio usciva dagli altoparlanti dell’amplificatore ed era di un canale diverso dal prescelto.

Pensa e ripensa, indaga su indaga, ho capito: come ampiamente preannunciato da media e dai pensatori ben più intelligenti e avanti di me, anche i cavi del mio impianto hanno fatto outing e dato voce alla loro identità percepita, rifiutandosi di obbedire alle funzioni così poco democraticamente attribuite loro dal costruttore.

E che diamine, be avranno pur diritto, no?

Cosa è IN e cosa è OUT, ora, lo decidono loro.

Si switchano da soli, a loro insindacabile capriccio.

Confesso: sensibile all’etica della cablautodeterminazione, non me la sono sentita di oppormi, di non essere inclusivo.

In pratica, lo stereo sta suonando da solo quello che i cavi desiderano, anzi si sentono di desiderare.

Siccome avevo voglia di un po’ di musica, ho dunque cambiato stanza e mi sono messo a suonare la chitarra.

Dopo qualche minuto, però, mi è venuto un dubbio: e se il MI cantino si sentisse femmina e quindi fosse una MI cantina dovrei assecondarlo? Con quali effetti sonori ed altri equivoci (in Toscana la mi’ cantina è la mia cantina, quella dove si tiene il vino)?

Scoraggiato, mi sono messo a cantare, certo almeno dell’identità di genere che fin dalla nascita avverto come mia.

Ora, però, esito nuovamente: e se una delle mie corde vocali in realtà si sentisse, in fondo al cuore, un cordo, come dovrei gorgheggiare per non farlo* sentire discriminat*?

 

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DUE PALLONI, DUE MISURE E LA REGINA AL VAR

I cari stramaledetti inglesi sono in grande imbarazzo. Sempre ammesso che conoscano l’imbarazzo, ovviamente.
Dopo aver fatto cagnara e ironie sulla simulazione, vera o presunta, di Immobile in Italia-Belgio, definita “patetica”, ieri hanno non solo rapinato la Danimarca con una simulazione di cui tutto il mondo ride o si indigna, ma fanno pure finta di sostenere che la presenza in campo di un secondo pallone a due metri dall’azione in corso non disturbava la medesima. Vero, herr Makkelie, aiutato da una Var gestita direttamente da Elisabetta II?
Insomma uno scandalo degno della Juventerra, più che l’Inghilterra.
Ora cospargetevi il capo di pudding o di qualcuno degli altri vostri veleni alimentari e rivestite i panni di ciò che, comunque vada, siete da sempre: una nazionale di seconda fascia. Anche 55 anni dopo Inghilterra-Germania dei Mondiali del ’66: do you remember?
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QUASI…

QUASI…
No, l’eroe di Apocalypto, Zampa di Giaguaro, soprannominato dal suo nemico e aguzzino “Quasi”, non c’entra.
C’entra invece una sconcertante scoperta: nel già insopportabile gradiente moderno degli eventi gastronomici – colazione, spuntino, aperitivo, pranzo, merenda, aperitivo detto anche ape, aperitivo rinforzato, apericena, cena – al penultimo posto è stata inserita una nuova, lassativa voce: la quasi-cena, che si colloca ovviamente tra l’apericena e la cena.
Una prece.
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LA DIFFICILE FIDUCIA

Se abbia davvero l’oro in bocca non lo so, ma il mattino, quello vero, cioè presto, offre una lucidità e una chiarezza di visioni che il resto della giornata non sa dare. Colpa probabilmente, o merito, fate voi, del fatto che, fresca di risveglio e non ancora intossicata da altre faccende, o da rumori, o da quelli che ancora dormono, cioè quasi tutti (la domenica mattina in particolare), la mente può andare al massimo dei giri col minimo di gas e avere quindi una percezione estremamente fedele e obbiettiva della realtà.

Non è un caso, credo, che l’alba sia l’ora preferita dei poeti e dei suicidi.

Poiché non appartengo a nessuna delle due categorie, ora mi limito a dire che, da questo privilegiato osservatorio quasi antelucano, le prospettive appaiono tutt’altro che rosee.

Il virus, i vaccini, l’eterna farsa di una politica strumentale a se stessa, l’ottusità di un popolo bue bisognoso solo di ami a cui abboccare, la beata imbecillità dell’ottica manichea, vero mastice dell’umanità, la fede cieca nei dogmi pedestri (la ripresa, le vacanze, la ripartenza, le riforme che non si capisce mai quali dovrebbero essere), la cristallizzazione delle idee e di problemi divenuti cronici, pertanto inguaribili, i moralismi d’accatto riciclati come argomento di propaganda, la comica solennità degli inni cantati solo per omaggio a perbenismi e conformismi attraverso i quali la gente ama farsi fottere.

Se l’oro in bocca di cui si diceva è questo, a digestione avvenuta si potrebbe dire che non è tutto oro ciò che abbiamo in corpo e luccicava.

E quindi che troveremo, la sera, all’altra estremità del tubo?

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QUEL GRAN PEZZO DELL’UBALDA…

Qualcuno mi illumini.
Su Fb pressochè tutti siamo bersaglio di profferte ammiccanti, se non peggio, da parte di procaci signorine e nerboruti signori. Fin qui, tutto (quasi) normale. Di solito le signorine dichiarano di svolgere professioni abbastanza incompatibili con i titoli di studio sbandierati, tipo estetiste ma laureate in neuropsichiatria alla Sorbona, ed è abbasanza sottinteso che ti cercano per motivi diversi dalla cosmetica e dalla medicina: la foto è “parlante”.
Ora accade però un fatto misterioso.
Mi chiede l’amicizia una certa Ubalda, omonima (sarà un caso?) di quella tutta nuda e tutta calda interpretata nel ’72, mi pare, dall’Edvige nazionale. Anche il cognome è decisamente ammiccante.
Ma per il resto nulla: niente foto, niente professione, niente laurea, nè paese natale, nè luogo di residenza: un profilo vuoto.
Che gusto c’è? Non fa nemmeno ridere.