colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

article placeholder

COL GUANTO O SENZA (PdM/48)?

Ieri seconda giornata di spesa in venti giorni. Rispetto alla prima, tutti con mascherina d’ordinanza e rassegnato scaglionamento in fila, seguendo il ritmo inesorabile scandito del buttadentro del supermercato.
A mani nude, però: sul carrello, sui prodotti negli scaffali, maneggiando denaro, digitando pin, ritirando scontrini, afferrando resti.
In pratica, dopo tante precauzioni, se invece di beccarmi lo starnuto del vicino mi va un moscerino negli occhi e me li stropiccio, mi infetto – è il caso di dirlo – con le mie mani.
Perchè è ovvio che, se esco, non posso fermarmi ogni due minuti (dove, poi?) a lavarmele.
Eppure, di raccomandazioni in proposito poco o nulla.
Chi mi spiega l’arcano?
(Grazie Angelo per la segnalazione).

article placeholder

BOLLETTINO DI GUERRA 1269 (PdM/47)

Bollettino di guerra 1269: “Cacciati dalla paura del virus, i resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti vacanzieri del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza in vista di Pasqua e Pasquetta».

article placeholder

CRIC DAY (PdM/46).

Pensiero banale ma inevitabile.
Stanotte alle 00.00 si aprivano le cateratte per le richieste ai vari enti di previdenza dei bonus per i lavoratori autonomi.
Tanto per capire con chi abbiamo a che fare, mentre il decreto parlava di selezione in ordine cronologico (leggi: assalto alle caselle), il presidente dell’Inps ieri assicurava il contrario: non sarà un click day. Olè.
Il mio ente (inpgi2) in 48 ore cambiava per tre volte senza preavviso la modulistica e per due volte l’indirizzo email a cui inviarla.
Ovviamente niente pec (quindi ricevuta rassicurante o almeno avviso di mancata consegna), ma una normale casella di posta elettronica, andata in tilt per sovraccarico già alle 00.04.
Comprensibile panico generale e pertanto invii ripetuti con ulteriore sovraccarico da parte di gente già giustamente nervosa di suo, poi anche per la clausura, poi per l’ora, insomma la vittima perfetta per una provocazione informatica.
Si apprende che l’Inps ha ricevuto stanotte 100 email al secondo (cioè 6.000 al minuto e 360.000 all’ora).
L’ineffabile Inpgi2 comunica invece che “La casella Bonuscovid19@inpgi.it è già (GIA’, ndr) nuovamente attiva e gli iscritti che si sono visti rifiutare la consegna della domanda nel periodo di sospensione dei sistemi possono inviarla nuovamente, riportando in calce il messaggio di mancato recapito generato dal server, che riporta la data e l’ora del primo invio. L’INPGI, nel formare la graduatoria delle istanze, terra’ conto della cronologia relativa al primo invio, anche se non andato a buon fine a causa dell’inconveniente tecnico verificatosi, che – pertanto – non ha comportato alcuna penalizzazione per gli iscritti”.
Ora capite il motivo del titolo di questo post.
Non click ma cric, nel groppone a loro.

article placeholder

INPGIUSEPPI2

Preda dell’infausta influenza del Giuseppi nazionale, nel giorno dell’assalto dei giornalisti autonomi al bonus governativo di 600 euro da coronavirus (il via è alle 00.00 di stanotte), che fa l’Inpgi2, ovvero l’ente di previdenza demandato a raccogliere le domande, cernirle e poi distribuire le svanziche? Ovvio: cambia la modulistica! Io ne conosco due versioni in tre giorni, ma c’è anche chi giura di averne vista una terza. Per sicurezza, alle 23.55 meglio controllare che non ci siano state altre novità o ritocchi…

article placeholder

COME PRIMA O MEGLIO DI PRIMA (PdM/45)

Ovunque è un fiorire di impetrazioni e di auspici per un ritorno alla “normalità” e cioé, in sostanza, a come si viveva prima.
Personalmente la penso in modo diverso.
Senza perdere tempo a vagheggiare rivoluzioni irrealistiche, spero invece che il virus, anziché vecchi e malati come sta prevalentemente facendo, spazzi via business decotti, stili di vita patologici, parossismi deteriori.
Ovvero che la fine del contagio porti con sé tutto ciò che l’isolamento forzato ha dimostrato essere non solo buono, ma opportuno e perfino necessario.

article placeholder

I GIORNALISTI BOCCALONI (PENSIERO DEL MATTINO/42)

È bastato agitare uno specchietto per le allodole col miraggio di intascare una tantum 5 o 600 euro di beneficenza (tale va definita l’elemosina de quo) dal governo o dall’ente di previdenza, per trasformare buona parte della categoria di coloro che, per mestiere, dovrebbero essere diffidenti, cinici, scrupolosi, pignoli, distaccati e puntigliosi, cioé i giornalisti, in una pletora di boccaloni pronti a bersi le panzane dei “previsori”. E, come i cani, a guardare la mano che tiene il biscotto invece del viso del padrone che il biscotto lo porge.

PS: sarebbe interessante avere una simulazione su quanti, nella massa degli iscritti, secondo l’inpgi2 avrebbero il teorico diritto di prendere qualcosa.

article placeholder

CORONA TV-IRUS (PENSIERO DEL MATTINO/41)

Con stupore ho appena preso consapevolezza di una cosa in effetti strabiliante, che mi pone – credo – in assoluta controtendenza rispetto a tutti gli italiani in questo periodo di clausura.
Mi sono accorto infatti che dal primo marzo non ho più acceso la tv. Letteralmente più accesa. Sport, film, tg: nulla!
Se sia normale non so. Un presagio, forse?

article placeholder

IL TERRORISMO AUTOCERTIFICATIVO E I FURBETTI DEL PEDAGGINO

Premetto che non ho alcuna simpatia – ma da quanto scrivo penso si sia capito – per i furbetti e i dementi i quali, indotti da imbecillità o incoscenza (virtù spesso simbiotiche), in tempi di contagio fanno gitarelle, passeggiatine ed evasioni varie, magari di gruppo, dove e quando è proibito.
Non ho neppure simpatia, e anche questo credo si sia capito, per una gestione cialtrona della sicurezza e dell’epidemia che da un lato permette a 40mila ebeti di fare 1000 km in auto e tornare al paesello indisturbati, ma dall’altro fa impazzire la sòra Cesira cambiando una volta al giorno il modulo di autocertificazione necessario ad uscire di casa e facendo tampinare la poveretta dalle forze dell’ordine a ogni pie’ sospinto.
A questa grottesche modalità ho infatti recentemente dedicato ampie critiche ed ironie.
Al cospetto però dell’ennesino cambio di modulistica, annunciato in data odierna (ho perso il conto: in dieci giorni quanti sono? Cinque, sei, sette, otto?), mi sto pian piano facendo un’idea diversa.
Ovvero che il tutto obbedisca a una precisa e nemmeno tanto stupida strategia: l’ansia da autocertificato inadeguato è infatti, di per sè, un forte disincentivo psicologico a uscire e, pertanto, crearla e alimentarla con continuità, attraverso nuove, sempre più contorte e speciose modulistiche, può costituire un efficace strumento per l’ulteriore riduzione della gente a un ingiustificato passeggio per strada.
Ora, però, è vero che la situazione è grave e che, a mali estremi, estremi rimedi. E’ vero anche che la gente è da un lato esasperata, da un altro stufa, da un altro ancora indisciplinata.
Ma è vero pure che o si organizza un sistema di rifornimenti a domicilio, o di contingentazione rigida dei permessi, o qualcos’altro che davvero non offra alle persone scuse per uscire senza necessità, oppure la strategia buroterroristica rimane una buffonata.
Perchè appunto, intanto, i furbetti del pedaggino fanno marameo dal finestrino a quelli appiedati dello scontrino.

article placeholder

UN FILMATO “VIRALE” (PENSIERO DEL MATTINO/40)

Da ieri il mondo si accapiglia sull’ormai famosissimo video del 2015 secondo il quale il coronavirus potrebbe essere il risultato non di un processo naturale ma di esperimenti cinesi più o meno sfuggiti di mano.
Ovviamente non ho la minima esperienza per giudicare e quindi mi guardo bene da farlo.
Vorrei però suggerire una doppia lettura trasversale.
Primo: il filmato è autentico e veri i suoi contenuti, la bufala sta casomai nel far credere che il virus de quo sia il medesimo che ci impesta oggi. La differenza è grossa e mi pare sostanziale.
Secondo: se già in natura esiste il rischio che, per fatalità o negligenza o costumi insani o eccessiva promiscuità, certi virus passino dagli animali all’uomo con gli effetti a cui stiamo assistendo, non c’è dubbio che gli esperimenti batteriologici “arditi” somiglino molto, come potenziale pericolosità, all’energia atomica e che perciò, se se ne perde il controllo, siano guai seri.
Ora, siccome nel mondo in cui viviamo impedire tali esperimenti mi pare, con buona pace di buonismi, moratorie e trattati internazionali, impossibile, credo ci rimangano due possibilità. Non alternative, ma parallele: stare davvero molto in guardia ed essere consapevoli che il peggio può sempre arrivare.
Più ora di prima.