LA PIANIFICAZIONE DELLA DOMENICA
È amaro dover ammettere, e prima ancora dover prendere coscienza, dell’assoluta inutilità del novanta per cento di cio che si fa in una giornata. Una sorta di intrattenimento indiretto che nemmeno sa intrattenere davvero, ma che stanca, genera angosce e costi di ogni tipo.
C’è chi l’ha definito consumismo del tempo, ossia lo spreco di vita generato dal benessere.
Resta da stabilire – fermo restando che nel novanta rientra quello impiegato nel lavoro, lavoro che però serve a generare reddito da spendere in intrattenimento e quindi, in sostanza, anch’esso sprecato – in che consista quel dieci per cento di tempo giornaliero non sprecato.
Temo che la risposta si possa avere solo al momento di tirare le somme. Quando, cioè, lo spreco è già avvenuto ed è perciò irrecuperabile.
Ne consegue che metà del tempo mattutino domenicale possa andare perduto cercando di stabilire quale quota di esso, a fine giornata, risulterà utile.
In sostanza, sarebbe meglio tornare a dormire.
