Terremoto a Siena: la caduta della sinistra lascia tutti di stucco, vincitori compresi. Il difficile comincia ora, per la necessità di rilancio di un’urbe smarrita, la prevedibile ostilità di una struttura  plasmata dal e sul potere precedente e perchè i nuovi devono dimostrare di essere capaci.

 

Sbigottiti, increduli.
Stamattina, comunque avessero votato il giorno prima, i senesi si sono svegliati così. Come i contradaioli a digiuno da parecchi decenni e che, quando vincono, non sanno come si festeggia perchè quasi nessuno se lo ricorda. O che hanno perso in modo talmente inaspettato da restare, prima che delusi, inebetiti. E quindi vagano a lungo per la città smarriti, guardandosi intorno.
Perchè a Siena è successo questo: che, dopo una settantina d’anni di ininterrotto potere rosso, il candidato del centrodestra Luigi De Mossi ha battuto il candidato del centrosinistra e sindaco uscente Bruno Valentini. Scarto risicato, d’accordo, ma per Siena è una rivoluzione, un terremoto. Più della già rumorosissima caduta di MPS, evento peraltro direttamente connesso, come è ovvio, al risultato di queste amministrative.
Non ho memoria di nessuno che, seriamente e non come mero auspicio, abbia mai davvero creduto che nella città del Palio il Pci e i suoi variegati eredi avrebbero potuto perdere un potere detenuto ed esercitato capillarmente, chirurgicamente, sistematicamente, con una sicurezza di sè che spesso ha superato l’arroganza.
Non mi addentro nell’analisi politica perchè non è questa la sede nè, lo ammetto, è la mia vocazione.
Non credo neppure che per De Mossi la vita sarà facile: primo perchè, al di là dei numeri, lui e la coalizione dovranno dimostrare di essere all’altezza (e il caso Siena è un caso disperato di declino e sfiducia collettiva), secondo perchè il nuovo esecutivo si scontrerà con un apparato che è emanazione diretta e storica, nel bene e nel male, della sinistra. Un sistema strutturato, architettonico, articolato. Come quando, nei ministeri, un ministro rischia di trovarsi ingessato da un organico ostile, diffidente, con abitudini e prassi del tutto diverse.
Staremo a vedere, esattamente come stiamo a vedere cosa è capace di fare, a Roma, il governo gialloverde.
Ma da cronista e da senese davvero non posso che assistere stupefatto a quanto accaduto.
E comunque rallegrato dal fatto che i cambiamenti, a volte, servono. Perfino se a breve non si rivelano migliori di quando si stava peggio.