La Regione Toscana mi ha chiamato a coordinare il talk show “Sogno un futuro al centro della terra” tra il governatore Rossi, l’assessore Remaschi e i beneficiari under 40 dei fondi Ue per i nuovi insediamenti. Bell’incontro, ma alla fine non c’è stato tempo per sapere se…

 

Pare che l’agricoltura (e, temo, anche l’aura un po’ sognante che spesso ingannevolmente l’avvolge) sia tornata ad essere attraente per le nuove generazioni, dopo mezzo secolo in cui fare il “contadino” finiva spesso per trasformarsi in una forma di autoemarginazione sociale. Qualcuno un po’ più attempato si ricorderà certamente l’ironia delle “Allettanti promesse” di Battisti (qui) e di “Com’è bella la città” di Gaber (qui).
Sui motivi di questo ritorno ci si potrebbe interrogare a lungo. E, come qualcuno ha adombrato, ci potrebbe anche essere la mancanza di alternative.
Resta il fatto che, a giudicare dall’assalto con il quale i giovani (oddio, giovani…diciamo gli under 40) si sono gettati prima sui bandi regionali del Psr del 2012e poi a quelli del 2015 (100 milioni di euro per 686 domande finanziabili sulle 1761 pervenute, per una richiesta di 263 milioni di euro), la voglia di ruralità e la progettualità ad essa legata sembrano una realtà a cui le istituzioni, Regione Toscana in testa, sono determinate a dare impulso e sostegno.
Proprio per parlare di questo coordinando un talk show tra il governatore Enrico Rossi, l’assessore Marco Remaschi e i beneficiari vecchi e nuovi delle provvidenze comunitarie, sono stato invitato giorni fa a Palazzo Strozzi Sacrati, con una bella sala piena e molti interventi interessanti. Tra questi, quello di Stefano Rosignoli dell’Irpet sull’impatto del bando pro giovani  sull’economia agricola, un altro del prof. Luca Toschi del Communication Strategies Lab dell’Università di Firenze sull'”agricoltura scomunicata” e l’intervento dell’ex presidente dei giovani agricoltori europei, l’umbro Matteo Bartolini.
Al termine, ping pong di domande e risposte tra i giovani del pubblico, Rossi e Remaschi.
Io, come giornalista, ovviamente scalpitavo, ma come coordinatore dovevo lasciare spazio e parola ai protagonisti.
Così, alla fine, mi sono rimasti in canna tre interrogativi che, senza alcuna tendenziosità, ripropongo pubblicamente qui. Sperando che qualcuno mi possa rispondere.
Eccole:
1) si è parlato di consumo del suolo e della necessità di arrestarlo, ma io avrei anche voluto sapere se – visto che si parlava anche in prospettiva giovanile – ha un senso lo spreco di suolo, cioè di quello che oggi viene abbandonato per mancanza di redditività e quello che, abbandonato per gli stessi motivi molti anni fa, non può essere rimesso a coltura anche se sarebbe tormato conveniente, solo perchè una legge sbagliata ha stabilito che, sulla carta, esso è “diventato bosco” (ma invece è solo macchia e il bosco prima non c’era mai stato), restando così una tara improduttiva anzichè (ri)trasformarsi in risorsa;
2) perchè “Sogno un futuro al centro della terra” e non “con la terra al centro“, che mi sarebbe parso più appropriato?
3) visto che gran parte dei progetti e delle domande si basava su idee legate alla “diversificazione delle attività agricole“, non sarebbe forse giunto il momento di porsi qualche interrogativo sul senso di questa deriva? Il rischio, che mi sembra già attuale, non è che si finisca per “agrarizzare” qualunque cosa, cioè di consentire la trasformzione in rurale qualunque attività solo se e perchè svolta da un’azienda agricola e/o in un contesto agricolo? Non trovo una cosa che abbia molto senso.