colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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LE PESANTI ACCISE SUL FIATO E L’USO DELLE CORDE VOCALI

Al meglio dei corrieri davvero non c’è mai fine.
Arriva in controsterzo e io lo vedo dalla telecamera, così lo aspetto al varco. Lui avvicina il furgone fino a pochi cm dal cancello, tradendo così il fatto di sapere dove si trova e che il medesimo si apre verso l’interno e non verso l’esterno. Apre il portellone e preleva due pacchi piuttosto voluminosi. Di fronte a sè ha uno spazio largo 5 metri per depositarli agevolmente oltre le sbarre.
E lui che fa?
Li lascia esattamente nel punto in cui il cancello, aprendosi, li schiaccerà tra se stesso e la colonna di sostegno, con danno probabilmente irreparabile.
Il cretino potrebbe ancora salvarsi in corner suonando il campanello, ubicato a cm 12 (dodici) dalla sua mano, almeno per provare ad avvertire della consegna.
E invece no, risale e riparte.
Vedete a che punto ci hanno condotto le accise sul fiato e sull’uso delle corde vocali?
Del resto, è comprensibile: se dovesse confidare in quelle sull’intelligenza dei corrieri, lo stato andrebbe fallito in due mesi al massimo.
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L’INSUPERABILE FANTASIA DEL CORRIERE DISONESTO

Non sapendo più che inventarsi per giustificare la propria disonestà e inefficenza ed essendo, in quanto bugiardi cronici, semplicemente incapaci di dire la verità (“Mi dispiace, non ho fatto in tempo, passerò domani”), i corrieri e i loro autisti ricorrono perfino alla calunnia.
E’ di oggi il surreale messaggio di Amazon che mi informa di un rimborso per un acquisto di cui, a detta del latore ovviamente, avrei sempre oggi “rifiutato la consegna”.
Quindi non destinatario assente o sconosciuto, indirizzo introvabile, cavallette, alluvioni stile Jogn Belushi al cospetto della sposa abbandonata sull’altare cpme fanno di solito. No.
Immaginate dunque la fantasiosa sequenza: ti serve qualcosa di urgente, la ordini, aspetti con una certa impazienza che ti venga consegnata e quando il bravo e probo corriere finalmente è al portone tu, viziato e capriccioso, che fai? Gli dici: “No, non lo voglio più!” e lo mandi a casa.
Il demente mentitore non sa, però, che è in arrivo per lui una lettera di fuoco che lo incenerirà. E che nè lui, nè il suo capo mentecatto e complice potranno rifiutare di ricevere…
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IN NOME DI COSA?

Non passa giorno, da anni, che ogni volta non mi chieda in ragione di cosa dovrei sbattermi gratis per qualcuno che, invece, ci guadagna. E finge che questo sistema sia del tutto normale.
Dire di no non è sempre facile, ma bisogna cominciare a esercitarsi…
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CIAO KEVIN, DI COGNOME KEEGAN

Aveva un’imbarazzante e ondeggiante chioma anni ’70, di quelle che non si fanno così nemmeno nelle caricature. Pareva uno dei Bay City Rollers. Era un satanasso, due volte Pallone d’Oro. Per quella sua velocità e il dribbling fulmineo in un’amichevole si beccò una terrificante pedata ad alzezza stomaco da Tardelli, che sconti non ne faceva. Figuriamoci se fosse stata una partita ufficiale.
Ci ha lasciato oggi Kevin Keegan, emblema di quel calcio inglese tutto attacco e agonismo celebrato quasi mezzo secolo fa dal Guerin Sportivo.
Non mi era simpatico allora, me lo è diventato dopo.
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GELATO ALL’INSALATA DI POMODORO E CIPOLLA

Lo so, fa già ridere così.
Se si pensa che c’è chi gli dedica un inteminabile comunicato stampa, anche di più.
Credere poi che qualcuno possa pubblicarlo fa addirittura scompisciare.
Ricevere invece l’insulso comunicato corredato di tredici (13) allegati per il peso totale di 16,5MB mi fa invece incazzare come una vipera e scattare l’inesorabile bannatura dello sprovveduto mittente.
Amen.
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ARIDATECE IL CALCIO VERO. O ALMENO VEROSIMILE

Al netto della grottesca spalmatura su paesi enormi e lontanissimi, oltre che con regole d’ingresso diverse, che hanno dato i problemi noti, al Mondiale abbiamo assistito a una interminabile mascherata a 48 squadre, piena di partite inutili e di nazionali improbabili, compresa un’amichevole spacciata per finale del terzo e quarto posto finita con un punteggio da scapoli e ammogliatii. Temperature impossibili, orari ridicoli. Per la finale ci tocca sorbire un carnevale rumoroso da popcorn, tipica americanata ghiozzissima, lunghissima, una sorta di giochi senza frontiere dove si sono affacciati, come comparse e complici, un Ronaldo -Yogi e un Ronandinho-castoro.
Della magnifica tensione di una finale mondiale, nemmeno il fumo.
È vero che il calcio-circo ha smarrito da tempo la sua dignità ed è passato da essere sport a essere intrattenimento.
Ma almeno cercate di fingere bene!

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È COMINCIATO ‘NU RIPULISTI FINO… 

È COMINCIATO ‘NU RIPULISTI FINO…

Più che la proverbiale goccia, a fare traboccare il vaso poté il byte, o meglio il megabyte, volgarmente detto MB. O, meglio ancora, le caterve di MB, spesso al limite del GB, con le quali ottusissimi soggetti (mi rifiuto di chiamarli colleghi ed esito a chiamarli uffici stampa, categoria non meritevole di tanto generico dileggio) mi riempiono in continuazione la casella di posta mediante l’invio di comunicati l’insulsaggine dei quali è pari solo alla loro mostruosa pesantezza.

Una cosa è infatti – fa parte del gioco – ricevere comunicati di poco o punto interesse, pedanti e talvolta sgrammaticati. Un’altra è riceverne di tali, ma così ingombranti che ne bastano un paio per saturarti la casella di posta elettronica e bloccarla per ore.

Perché è chiaro: inviare un allegato di 40 MB equivale a dire a un amico che gli hai mandato un pacchetto e poi fargli trovare davanti al portone un frigorifero così grande che nemmeno puoi uscire di casa. O un elefante marmoreo a grandezza naturale.

Ergo, ho così proceduto:

– ho creato una black list di mentecatti inviatori di frigoriferi/pachidermi digitali;

– poi ho mandato un’email di avvertimento: ti diffido, salvo esplicita autorizzazione, a mandare allegati superiori ai 10 MB;

– ho quindi bannato i trasgressori marcandoli come spam irreversibile;

– mi sto infine accingendo a informare direttamente i loro committenti che l’ufficio stampa incaricato non solo non sa fare il suo lavoro, ma sta rompendo le palle, altrimenti dette (omissis), con odio perenne e malevolo del destinatario.

Riusciranno i nostri microcefalici eroi a capire che prima di azionare il ditino sul tasto “invio” occorre ragionare?

Vi terrò aggiornati…

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SAN GHIMIGNANO

Ho appena intercettato qui su FB la pubblicità di una sedicente guida all’enoturismo che, in un inglese di spiccato accento balcanico, esorta a visitare San Ghimignano (cioè san Gimignano, ma loro dicono Ghimignano) e illustra le varie destinazioni accompagnandole con musichette a base di tarantella e mandolini.

Auguri!

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LA PIANIFICAZIONE DELLA DOMENICA

È amaro dover ammettere, e prima ancora dover prendere coscienza, dell’assoluta inutilità del novanta per cento di cio che si fa in una giornata. Una sorta di intrattenimento indiretto che nemmeno sa intrattenere davvero, ma che stanca, genera angosce e costi di ogni tipo.

C’è chi l’ha definito consumismo del tempo, ossia lo spreco di vita generato dal benessere.

Resta da stabilire – fermo restando che nel novanta rientra quello impiegato nel lavoro, lavoro che però serve a generare reddito da spendere in intrattenimento e quindi, in sostanza, anch’esso sprecato – in che consista quel dieci per cento di tempo giornaliero non sprecato.

Temo che la risposta si possa avere solo al momento di tirare le somme. Quando, cioè, lo spreco è già avvenuto ed è perciò irrecuperabile.

Ne consegue che metà del tempo mattutino domenicale possa andare perduto cercando di stabilire quale quota di esso, a fine giornata, risulterà utile.

In sostanza, sarebbe meglio tornare a dormire.