L’APPROCCIO DATA DRIVEN…
Ti alzi e la prima cosa che leggi è che qualcuno predica un “approccio data drive ” alle cose.
La settimana comincia malissimo…
La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende
Ti alzi e la prima cosa che leggi è che qualcuno predica un “approccio data drive ” alle cose.
La settimana comincia malissimo…
Rassegna semiseria di risvolti patologici.
– quelli che girano per la fiera zaino in spalla e che, convinti di essere sottili come sardine, urtano, sfasciano e occludono tutto ciò che incontrano.
– quelli di cui sopra che, sempre con lo zaino (indossato sopra piumino, stile omino Michelin), pretendono di incunearsi tra le strette file delle degustazioni, con effetto-strike sulle distese di bicchieri, naturalmente pieni.
– quelli che progettano tipograficamente la piantina della fiera e, anziché in pratico e tascabile formato A4 o anche meno, stampano un poster pieghevole buono forse, se aperto, a stare nella cameretta a fianco di Totti o Madonna.
– quelli che, nel momento del massimo affollamento operativo, da bravi nullafacenti si assembrano in capannelli ai crocicchi dei padiglioni, parlando di calcio o di donne e impedendo il passaggio anche degli spilli.
– quelle che nell’angusto vano degli armadietti in sala stampa entrano ancheggiando sui tacchi 12 e pretendono di cambiare le calzature, e a volte pure l’abito, proprio lì.
– quelli che con clima tropicale e umidità da foresta pluviale circolano imbacuccati in giacca a vento, gilet di cashmere sotto il blazer, sciarpa lanosa annodata attorno a collo e immancabile berretto in shetland stile caccia alla quaglia nelle highlands.
– quelli che scambiano le conferenze stampa per comizi e attaccano vaniloqui interminabili che nemmeno il leggendario radicale Ciocciomessere durante il filibustering parlamentare del 1981.
(continua). #vinitaly #quelliche
Con quella consolante sensazione di deja vu che mescola noia strisciante e brividi di attesa, siamo ormai alle soglie del fatidico Vinitaly, l’appuntamento dove forse andare non serve, ma mancare è uno sbaglio.
Se n’è già scritto e anche ironizzato in abbondanza, da parte mia in primis. Un pensiero deve andare però anche all’oggettiva importanza dell’evento e a chi seriamente ci lavora.
Resta solo un ultimo quesito prima di approdare sulle sponde dell’Adige: il rutilare di inviti, annunci e relativi comunicati si arresterà domani, giorno dell’apertura ufficiale della fiera, o proseguiranno in corso d’opera, sollecitando la partecipazione ad eventi svoltisi il giorno prima?
Vi sapremo dire.
Paludata e inattesamente affollata conferenza stampa. Mi guardo intorno: non conosco quasi nessuno. Sono le nuove generazioni di colleghi, penso. Però vedo solo gente dalla cinquantina in su.
Accanto a me si siede una signora un po’ attempata che, dopo qualche minuto, mi chiede: “Scusi, lei che lavoro fa?”.
Io, tra l’imbarazzato e lo sbalordito, rispondo: “Beh… il giornalista”.
E lei, più sbalordita di me: “Davvero?!?”.
Fine.
Non avrei mai pensato che mi sarei disamorato della Nazionale. Non tanto per essere usciti oggi dalle qualificazioni ai Mondiali, e nel modo che si è visto, quanto per essersi ridotti per la terza volta consecutiva a spareggi disperati contro squadre di terza fascia, evidentemente però migliori di noi. Spareggi squallidi, pieni di scuse e autoassoluzioni, di recriminazioni pelose sugli episodi, come se l’Italia calcistica non avesse il dovere, dico il dovere, di imporre una tradizione che appare ormai quasi dissolta. Un’involuzione irreversibile che si tocca tutti i giorni nei cortili dove non si gioca più e nei campetti di erba sintetica su cui nessuno sa più dribblare.
Del resto, quando il massimo obbiettivo non è vincere il Mondiale, ma qualificarsi, di che vogliamo parlare? Non a caso abbiamo un campionato in cui si aspira ad arrivare quarti, mica primi.
Dicevano che la colpa era di una generazione di calciatori inferiore alle precedenti. A me paiono già due e senza prospettive per il futuro.
Che tristezza.
Di norma, la nausea ti viene se, a stomaco pieno, qualcosa di negativo ti guasta la digestione. Se invece la nausea ti viene prima ancora di fare colazione, alla sola lettura dei giornali e soprattutto di FB, ecco: è un segnale veramente pessimo.
