di STEFANO TESI per “Totalità
La prima giornata dell’assise FNSI si è chiusa nel pieno rispetto della sonnacchiosa liturgia, tra sproloqui interminabili e code al bar. Consultazioni frenetiche, invece, nei corridoi. Dove tra i conciliaboli si aggregano le alleanze.

Nella sua prevedibile immutabilità, è uno spettacolo rassicurante.
Parlo del congresso dell’Fnsi, apertosi martedì a Chianciano, ma che ha conosciuto ieri la prima, vera giornata di lavori.
Oddio, lavori. Meglio sarebbe dire lavorìi. Nel senso che il grosso si è fatto, come sempre, nei corridoi, dietro le quinte. In particolare, in un angolo della scalinata che porta alla sala della plenaria. Con capannelli apparentemente innocui, conciliaboli distratti tra volti annoiati, gente piegata in due sugli scalini.
Eppure – ammiccava chi sa di cose congressuali – era lì che si stava tessendo la tela che nella notte qualche Penelope avrà tentato di disfare. Ma solo per farla meglio, cioè più fitta, oggi. E da lì tirare fuori il nome del nuovo segretario che sostituirà l’uscente Franco Siddi alla guida del sedicente sindacato “unico e unitario” dei giornalisti.
Sul fatto che sia unico infatti non ci piove, purtroppo. Sull’unità ci sarebbe da ridire, visto che è diviso nei mille rivoli di liste e di correnti dalle alleanze inconfessabili.
Eppure, esteriormente, nulla trapela.
Assiso sul palco in tre file, come in certi politburo mai da qualcuno abbastanza rimpianti, il “comitato di presidenza” coordinato dal grande capo Giovanni Rossi.
In platea una massa di trecento ondivaghi (per presenza) delegati, dall’aria non proprio divertitissima. Divisi per delegazioni regionali, ognuna attentamente sorvegliata dai “questori“. Strane figure, quest’ultime. C’è chi dice che debbano vigilare sull’organizzazione del gruppo, chi che debbano controllare che esso si muova, si sposti, voti nei modi giusti.
L’incipit è da restare tramortiti: Siddi prende il microfono e non lo molla per due ore e mezza, equamente divise fra preamboli e discorso istituzionale. Franco Siddi, lo dico senza ironia, è un fenomeno dell’oratoria. Si scrive i discorsi e poi li recita a braccio, calibrando i toni, modulando le ottave. Oggi ha volato alto, toccando le corde dell’orgoglio, della commozione, dell’incitamento, del monito: miele per le orecchie dei suoi aficionados, che alla fine (forse anche per sollievo) gli hanno tributato una standing ovation.
L’ora di pranzo è giunta presto con gli interventi di Cisl e Uil. La Camusso è attesa per oggi.
La metà del pomeriggio, tra alte proteste, passa per ascoltare i rappresentanti di Fieg, Casagit, Inpgi e Fondo pensione complementare.
Il primo dei 70 interventi previsti è alle 17.30. Tempo massimo per ognuno: 7 minuti. Rapido conto: 70 x 7 fanno 490 minuti, oltre 8 ore, cioè oltre l’una di notte.
Qualche fiammata correntizia, molta aria fritta.
Un collega prende la parola e dice: “In tv basta un minuto per informare sulla caduta di un governo, qui non ne bastano sette per dire le solite cose“. Ha ragione, ma poi nemmeno lui si sbriga.
In platea tanti delegati con i foglietti delle mozioni in mano, impegnati a convincere i colleghi a sottoscriverle.
All’ora di cena il vostro inviato getta la spugna.
Mentre scrivo, staranno ancora parlando.
Come? I contenuti? Ah, già.
Il tema ufficiale del congresso è “Giornalismo attore di futuro nel tempo di Multimedialità, Crossmedialità, Transmedialità; per il lavoro, i diritti e l’autonomia dai poteri.”
Boiafaus.
Se n’è parlato?
No.
E’ per questo che i congressi dell’Fnsi sono comunque rassicuranti. Hanno un copione non scritto. Sono zen. Vanno alla velocità della moviola. Sono sempre e comunque se stessi. Vediamo che succede domani.