BEVUTE D’AGOSTO (e non)/1: Enos I Sauvignon Toscana IGT 2024, Tenuta Montauto.
Ci vado sempre cauto con i vini molto celebrati. E anche di più se in passato ho contribuito anch’io, nel mio piccolo, a cerebrarli: troppo facile cadere nel doppio tranello dell’eccesso di severità e dell’eccesso di familiarità.
E’ il caso di questo Enos I, il Sauvignon da vecchie vigne prodotto nella profonda Maremma toscana (a sud di Manciano, quasi al confine col Lazio) da Riccardo Lepri.
L’avevo già assaggiato a gennaio, un po’ frettolosamente in verità, a Wine & Siena, e avevo avuto l’impressione di un vino coerente alle aspettative, di una solennità composta, un po’ sobria e un po’ acerba, come un’adolescente sul punto di fiorire in una già lampante ma ancora non del tutto definita bellezza.
Sei mesi dopo, il mio facile vaticinio è stato confermato: Enos I 2024 è un vino di grande eleganza e di sorso profondo, già pronto, rassicurante e maturo. Ed eppure anche da aspettare, magari un paio d’anni ancora, se si ha voglia di farlo, per dargli modo di sviluppare ulteriormente l’ampiezza e la lunghezza che si intuiscono nel bicchiere.
Enos era il nonno di Riccardo, colui che quasi mezzo secolo fa piantò a Montauto le vigne di Sauvignon, oggi ormai “vecchie”, in quella Maremma forse non più amara, ma in cui certi azzardi potevano comunque lasciare ancora scettici (e ce n’erano ottimi motivi). Col tempo la Tenuta è divenuta una sorta di oasi biologica e quei filari hanno approfondito le radici, acclimatandosi in una sorta di intima coesione con l’ambiente.
Questo 2024 è all’occhio di un bel colore oro carico, appena satinato. Al naso la nota varietale è smussata da una sequenza di sentori gessosi (chi è un po’ avanti con gli anni ricorderà l’odore inconfondibile dei gessetti per la lavagna, a scuola) che poi lasciano spazio ad accenni più dolci di frutta a polpa gialla, a una carezza appena pungente di resina e a un finale che ci ha ricordato l’erba vetriola. Palato ampio, rotondo e complesso, armonico e di un’eleganza che rimane rassicurante anche se la temperatura si alza di un poco.
Io – per quel che valgano le odierne smanie sugli abbinamenti – me lo sono gustato con una gentile ma opulenta portata di crostacei.
Dicono che il cielo sopra Montauto sia tra i più limpidi d’Italia, una specie di paradiso per astronomi ed astrofili. Posso dire che è vero, ma garantisco che Enos I 2024 si apprezza anche al coperto e limitandosi a guardare dentro al calice o agli occhi della commensale.
