A pranzo mi ero tenuto leggero, eppure sono bastati dieci minuti di Gran Premio di Dormula 1 per farmi precipitare in un sonno profondo. Inevitabile, vista la noia mortale e un distopico circuito madrileno che, con incomprensibile insistenza, i commentatori continuavano a magnificare al pari dell’inesistente spettacolo.
Ma il peggio doveva arrivare.
Perchè durante la catalessi ho avuto un incubo. Un tremendo incubo. Ho sognato che il telecronista Vanzini, quello che durante le qualificazioni grida almeno diciotto volte consecutive “pole position, pole position, pole position”, e il suo partner Genè, modesto ex pilota legato però a filo doppio con la Ferrari, a un certo punto, come se nulla fosse, si auguravano pubblicamente che un incidente o un accidente costringessero la direzione di gara a far entrare la sleepy car, in modo che la lumaca ferrarista Leclerc, in testa per i soliti giochini di cambio gomme, potesse tagliare per primo il traguardo e aggiudicarsi la corsa, alla faccia di inseguitori che gli davano all’incirca tre secondi al giro.
Mi sono svegliato di soprassalto, sudato, stravolto, agitato.
Un incubo!, ho pensato.
Poi ho scoperto che non era un incubo, ma era tutto vero: il giornalista che commentava la corsa gufava davvero tutti affinchè il suo prediletto (per fortuna hanno smesso di chiamarlo “il predestinato”, visto che al massimo pare predestinato alle retrovie) potesse vincere la gara approfittando delle disgrazie altrui.
Cose mai viste nè sentite. Nemmeno in sogno.