Da non credere: invece di fare un comunicato stampa per spiegare fatti nuovi, il Comune di Firenze ne “ritocca” alla zitta, pro domo propria, uno di 15 mesi prima. Ma invece di condannare, l’OdG fa cerchiobottismo. Mah…

 

Chissà se qualcuno ricorda il caso di Massimo D’Alema e del dossier Mitrokhin.

Si trattava di uno scottante elenco di epoca sovietica saltato fuori a muro abbondantemente caduto e destinato, una volta reso pubblico, a far sapere nero su bianco ciò che già si sapeva, ovvero che tanti dell’allora PCI negli affari segreti di Mosca c’erano stati impelagati fino al collo. Correva il 1999 e la cosa ovviamente scomodava parecchio il Lìder Massimo, allora addirittura Presidente del Consiglio, impegnato a rendere credibile il cambio di pelle suo e del suo partito, nel frattempo divenuto Pds, ormai passato armi e bagagli dalla lotta al governo.

Circolò la voce che lo spinoso dossier, prima di essere dato alle stampe, fosse passato proprio dalle mani di D’alema, il quale avrebbe provveduto a depurarlo dei nomi più imbarazzanti.

Il perfido Forattini, pace all’anima sua, ci fece su Repubblica la memorabile vignetta che vedete in alto e che gli costò una querela, nonchè  una richiesta di tre miliardi di risarcimento: si vedeva Baffino, chiuso nell’ufficio di qualche cellula fedelissima, con tanto di ritratto di Marx sul muro, intento a sbianchettare il dossier.

Ora, fatte le debite differenze di peso, di spessore dei personaggi e anche di sensibilità popolare (ciò che ieri avrebbe scatenato un putiferio oggi viene quasi tollerato e ridotto a scandaletto di provincia), qualcosa di simile sta succedendo nello sciamannato Comune di Firenze. Dove un’amministrazione discendente dal partito di D’Alema  – e già in difficoltà per una serie di inciampi politici che in un mondo normale avrebbero comportato dimissioni dirette e esposizione al pubblico ludibrio – ha deciso di riprendere le antiche abitudini: “sbianchettare” il passato.

Dovendo infatti in qualche modo giustificare un ritardo dei lavori di costruzione della contestatissima tramvia cittadina, che fa il Comune? Prende un metaforico sbianchettatore, va a ripescare in archivio un comunicato stampa di quindici mesi prima e fa sparire dal testo tre paroline. Tre sole, ma quante ne bastano a far guadagnare all’amministrazione tre mesi sui tempi per l’entrata in funzione della tramvia medesima. Il tutto alla zitta, aummaumma insomma. Possibile? Sì, possibile.

Naturalmente però qualcuno se n’è accorto. E ne è scoppiato un vero casino, politico e non, che sta tenendo banco.

Il quesito è semplice: è accettabile che qualcuno, e peggio ancora una pubblica amministrazione, ritocchi retroattivamente non solo dei documenti, e sarebbe già grave, ma addirittura un comunicato stampa, quindi uno strumento ufficiale della comunicazione istituzionale, per “far tornare” i conti e adeguare artificialmente il passato alle esigenze politiche di oggi? Il tutto ovviamente alla zitta, salvo un tentativo di toppa ex post, rivelatasi peggiore del buco?

La tramvia ovviamente non c’entra. E lasciamo perdere anche l’aspetto della specifica opportunità politica: è proprio una questione generale, di principio.

E’ tollerabile, direi perfino concepibile, che un ufficio stampa comunale, gestito ex lege da giornalisti, accetti la richiesta degli amministratori di correggere un comunicato stampa redatto, diffuso e quindi agli atti da oltre un anno? Ed è concepibile che una richiesta come quella venga emessa?

C’è, anzi di sarebbe, da trasecolare. E se non succede è proprio perchè l’opinione pubblica è così anestetizzata, disillusa, abituata al traccheggio e al lacchezzo della politica, nonchè dell’informazione ad essa connessa, da trovare la cosa forse non proprio normale, ma comunque un banale malestro, una semplice furbata.

La gravità però resta.

Se n’è subito reso conto l’Ordine dei Giornalisti della Toscana che, ricevuta la segnalazione, si è trovato in grave imbarazzo tra il condannare la palese violazione di qualsiasi regola dell’informazione e della deontologia e di evitare al tempo stesso la messa alla gogna di alcuni propri iscritti, nonchè del Comune.

Il risultato è uno stupefacente esercizio di equilibrismo logico-dialettico (potete leggerlo per intero qui) che per l’ennesima volta rende bene l’idea di quale sia lo stato della nostra professione: una fitta serie di distinguo solo per non dire l’ovvio, ossia che, se fatti nuovi avevano portato a un ritardo dei lavori per la tramvia, anzichè sbianchettare un vecchio comunicato il Comune e il suo ufficio stampa semplicemente e banalmente avrebbero dovuto diffonderne uno nuovo, spiegando le proprie ragioni.

Difficile capire se sia peggiore l’autogol del Comune di Firenze o dell’OdG della Toscana.