Il presidente del Consiglio Comunale di Arezzo ha affermato giorni fa che “i giornali danno notizie false e infondate”. L’OdG ha risposto “stupito e amareggiato“. Ma l’uno non fa nomi e noialtri non sembriamo voler fare pulizia.

 

Che, se messa sotto accusa, una categoria si difenda, è giusto e normale. Anche perchè è molto improbabile che tutti i suoi membri possano davvero essersi macchiati, indistintamente, delle colpe della quale essa è accusata. Qualsiasi esse siano.

Resto però convinto che, al verificarsi di certe circostanze, una categoria “matura” – come oggi si usa dire – delle domande se le debba anche porre. E chiedersi prima di tutto quali siano i motivi obbiettivi per i quali certe generalizzazioni grossolane prendano piede e, poi, come quelle cause possano essere rimosse.

Mi riferisco al caso del presidente del Consiglio Comunale di Arezzo, Francesco Lucacci, il quale  avrebbe di recente affermato che “purtroppo i giornali spesso e volentieri danno notizie false e infondate”.

Un giudizio tranchant, piuttosto irritante e qualunquista.

Ma tutti noi sappiamo che qualcosa di vero c’è. Nel senso che siamo perfettamente consapevoli anche dell’esistenza di un’informazione a volte pilotata, tendenziosa, troppo orientata, ideologica, superficiale, dilettantesca. Punti deboli che una professione delicata come la nostra non dovrebbe potersi permettere.

Non mi pare però che la nostra categoria, oltre a difendersi con controdichiarazioni istituzionali che lasciano comunque il tempo che trovano, abbia risposto ponendosi i necessari interrogativi. Chiedendosi, anzichè invocare la lesa maestà, perchè la stampa sia oggetto così frequente di un discredito forse ingiusto, ma preconcetto, diffuso e trasversale.

Io credo che situazioni come questa dovrebbero costituire invece un’opportunità irripetibile per guardarsi dentro una volta per tutte e accettare l’evidenza della necessità di fare pulizia, individuando e rimuovendo i tarli che indeboliscono la nostra stessa struttura professionale.

Nessun autodafè, intendiamoci. Le cose si possono fare anche a porte chiuse. Nello spogliatoio, come si direbbe nel calcio. Ma vanno fatte. La professione veleggia da troppo tempo a vista, smentendo coi fatti le proprie pretese graniticità e aprioristiche virtù.

Le questioni sono sempre le solite: scarsa professionalità media, controlli insufficienti, conflitti di interesse dilaganti, albo ipertrofico, deontologia diventata una barzelletta, abusi di professione ovunque, conclamati e incomprensibilmente tollerati. A ogni livello. Tutti fattori già gravi in sè, ma che se messi insieme fanno presto a demolire ciò che resta della credibilità di una categoria poco amata. Non meravigliamoci, quindi, se poi non solo al bar e sui social, ma in consessi formali come un consiglio comunale c’è chi brutalmente ci accusa di dare “spesso e volentieri notizie false e infondate” o di essere “giornalai

Mi piacerebbe allora che dai meandri sbucasse qualcuno con il coraggio di sollevare davvero il problema e insistesse per discuterne senza sconti. Nelle sedi e al livello opportuno, si capisce, mica dalle modestissime colonne di un signor nessuno come il sottoscritto, che lo predica da secoli.

Intanto il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, Giampaolo Marchini, ha scritto una lettera a Lucacci esprimendo lo stupore e l’amarezza per “la caduta di stile”  e “l’errore democratico” di un’accusa “inaccettabile da parte dell’Ordine dei giornalisti e dei giornalisti tutti”.

Ci associamo: poteva del resto Marchini dire qualcosa di diverso?

Ovviamente no.

Tuttavia, senza affrontare a fondo e dal fondo la questione, senza infingimenti, continueremo ogni giorno a subire le accuse del Lucacci di turno. E prima o poi, magari spesso, gli dovremo pure dare ragione.