Più sono grossi e più scappano. No, non i debiti, ma chi deve pagarli. Ad esempio gli editori.
Una cosa penosa.
Fatturano miliardi e usano mezzucci per “dimenticare”, far slittare, procrastinare pagamenti di 300 euro. Somme che spesso sono pure rimborsi, cioè spese che tu, su loro pressante richiesta (“che vuoi che sia?“), hai anticipato e che spesso, per avere la speranza di riottenere, hai pure dovuto fatturare.
Se ne inventano di tutte: dai banali conteggi sbagliati (sempre pro domo loro) a esilaranti burocrazie tipo le “prefatture”, che altrettanto ovviamente sono errate pro domo loro e hanno la sola funzione di creare un’ulteriore barriera cartaceo-contabile-burocratica per ritardare il pagamento.
Oltre al danno, poi, c’è la beffa, perché a dispetto dei loro eserciti di impiegati e di ragionieri sei tu che, a distanza di mesi o anni, devi verificare gli incassi, spulciare gli estratti conto, censire le entrate, individuare gli ammanchi. Se aspetti loro, buonanotte.
Che palle, però.