Non avrei mai pensato che mi sarei disamorato della Nazionale. Non tanto per essere usciti oggi dalle qualificazioni ai Mondiali, e nel modo che si è visto, quanto per essersi ridotti per la terza volta consecutiva a spareggi disperati contro squadre di terza fascia, evidentemente però migliori di noi. Spareggi squallidi, pieni di scuse e autoassoluzioni, di recriminazioni pelose sugli episodi, come se l’Italia calcistica non avesse il dovere, dico il dovere, di imporre una tradizione che appare ormai quasi dissolta. Un’involuzione irreversibile che si tocca tutti i giorni nei cortili dove non si gioca più e nei campetti di erba sintetica su cui nessuno sa più dribblare.
Del resto, quando il massimo obbiettivo non è vincere il Mondiale, ma qualificarsi, di che vogliamo parlare? Non a caso abbiamo un campionato in cui si aspira ad arrivare quarti, mica primi.
Dicevano che la colpa era di una generazione di calciatori inferiore alle precedenti. A me paiono già due e senza prospettive per il futuro.
Che tristezza.
