di STEFANO TESI
Luce 2007 Toscana Igt Tenuta Luce: resti per anni un po’ prevenuto sui grandi vini/vini grandi di qualche decennio fa, poi ne assaggi uno senza pregiudizi e…però!

 

Guardare le cose da una diversa prospettiva è sempre utile. Ancora più utile è capire come una medesima prospettiva possa mutare se cambiano le premesse di osservazione.

Mi ricordo bene, ad esempio, quando con non poco clamore fu presentata la partnership tra Frescobaldi e Mondavi e la nascita del progetto Luce in quel di Montalcino. Erano i primi anni ’90.

Altri tempi, altri vini e soprattutto altri vitigni. Anzi no, erano sempre gli stessi: Sangiovese e Merlot. A essere differenti erano le prospettive generali del vino, orientate alla pomposa muscolarità che all’epoca sembrava una via imprescindibile per il domani.

Poi tutto, lentamente, è cambiato. Ovunque.

Nello specifico, nel 2004 il rapporto societario coi californiani si sciolse e alla guida della storica azienda fiorentina salì il figlio di Vittorio, Lamberto.

Sono mutati anche i gusti, le tecniche, le filosofie, le vigne e perfino, forse i suoli.

In me però faticava a mutare la diffidenza verso certi prodotti di grande eleganza ed anche di grande struttura, rassicuranti per adesione al mainstream, pensati senza infingimenti per un pubblico internazionale e ineccepibili sotto il profilo qualitativo, ma che spesso trovavo un po’ noiosi.

In occasione della recente presentazione di Lucente 2021, “fratello minore” del Luce,  assieme al 2018 mi sono trovato nel bicchiere anche il 2007 e l’ho assaggiato con attenzione.

Allo sguardo è di un rubino scuro, intenso, dall’unghia appena aranciata.

Al naso, una volta fatto respirare bene, si libera nelle note terziarie più marcate rivelando il frutto e imboccando il piacevole piano inclinato di una balsamicità agile ed elegante, che sconfina in note di resina, di pigna, di macchia mediterranea asciutta. La parte migliore è tuttavia in bocca, dove la grande ampiezza del vino colpisce per un’eleganza eterea, setosa, frusciante e inattesa. E con una lunghezza quasi leggiadra che lo allontana da ogni mio pregiudizio.

E alla fine scopri con piacere che la somma delle note prese fitte fitte sul taccuino è più che lusinghiera.

 

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