di STEFANO TESI.
A volte capita di andare a ristorante da clienti, cioè senza “assignment” nè coltello tra i denti. Se ci si torna, è buon segno. Se poi si è pure fuori dai “giri” del turismo, meglio ancora.

Questo articolo nasce nel più puro spirito IGP, quello che mi fu spiegato quando mi invitarono a unirmi al gruppo: si parla delle cose che ci sono piaciute. Punto.
E io eseguo.
Nel senso letterale, cioè che sto per scrivere di un ristorante dove sono stato di recente e poi sono tornato. Da cliente puro, cioè senza fronzoli, né cerimonie, né velleità critiche, né indagini occhiute. Ho mangiato quello che ho trovato, ho bevuto il disponibile senza andare a spulciare nella carta o a chiedere chissà cosa. Mi sono trovato più che bene ed eccomi qua.
Il ristorante si chiama Enotria, è la “naturale evoluzione” di un esercizio nato come enoteca e si trova in una città difficile: Firenze. Offerta enorme, tante cose buone affogate in una quantità altrettanto enorme di bidoni.
Non è in centro, anzi è in un quartiere fuori dalle rotte del turismo: San Jacopino. Tra le Cascine e la Fortezza, per chi è pratico. Dove si arriva in macchina e si parcheggia (siamo appunto a Firenze!) con relativa facilità.
Quello che più ho apprezzato del locale di Gilda e Maurizio è la gaia professionalità. Cioè senza affettazioni ma goduta e godibile. Che si riflette in un arredo curato senza eccessi, in un’accoglienza sorridente senza sfarfallamenti o confidenze di troppo, in una cucina attenta e saporita ma senza smanie di protagonismo, in una cantina ben fornita (400 etichette) ma senza infingimenti né specchietti per le allodole.
Tutto normale? In teoria sì, ma in pratica niente affatto. Soprattutto nel capoluogo toscano.
Se vuoi puoi conversare coi titolari, affabili e cortesi, ma non devi chiacchierare per forza. Se vuoi solo un paio di portate nessuno ti guarda storto. Se hai voglia di trattenerti mezz’ora in più lo puoi fare senza che loro fingano di non avere altri impegni, ma nemmeno ti lancino occhiate minacciose.
Per ogni piatto del menu, che cambia con la stagione, è suggerito un vino in abbinamento, con una ventina di offerte anche a calice. Ottima scelta di olii, formaggi e salumi e altrettanto ottima discrezione nel proporli (insomma non sembra che il salame l’abbiano inventato loro).
La carta di quest’inverno, ben equilibrata tra toscanità e idee nuove, offre ad esempio i coccoli fiorentini con prosciutto, salumi di grigio e pecorino, crema di ceci chiantigiani e vongole, paccheri con triglie e lenticchie lucchesi, lombo di coniglio con carciofi e pecorino romano, baccalà dorato con crema allo zafferano.
Il tutto a circa 35 euro, più il vino.
Chi vive in città ricorda con nostalgia le atmosfere riposanti e i buoni sapori dei ristoranti di quartiere, tristemente scomparsi. Ecco, Enotria me li ricorda molto. Non per la cucina, ma per lo spirito: ci vai, ci torni e ci ritorni, senza tradimenti.

Enotria wine bar, ristorante ed enoteca
Via delle Porte Nuove, 50r 50144 Firenze
tel. 055 354350
www.enotriawine.it
chiuso domenica (sabato a pranzo e lunedì sera aperti solo su prenotazione).

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