Se siete casalinghe, abitate in città e passate in casa il 90% del tempo, allora (forse) le consegne dei pacchi saranno pure puntuali. Ma se non ci siete sempre o – peggio! – state un po’ fuori mano, lasciate ogni speranza: con scuse patetiche e furberie insopportabili lo spedizioniere farà di tutto per fingere di non trovarvi e costringere voi ad andare da lui a ritirare il plico. Peccato che abbiate pagato per farvelo consegnare a domicilio. Ecco un catalogo ragionato delle mille balle raccontate da autisti e spedizionieri all’ignaro cliente in fiduciosa attesa.

L’unica cosa che scaricano con puntualità fulminea sono i barili. Nel senso che a fare lo scaricabarile sono efficientissimi: non è mai colpa loro se il pacco non arriva. Ma, naturalmente, è vostra. Con le scuse più improbabili: non eravate in casa (eppure quel giorno non vi siete mossi dal tinello e in ogni caso tra la posta non avete trovato alcun avviso del loro passaggio), abitate in un luogo “introvabile” (perfino in tempi di gps e di google maps), c’è qualcuno che già ha ritirato il plico per voi (ma allora perché loro ce l’hanno in deposito?), il collo è andato perduto (eppure sbuca presto nei loro magazzini). Insomma, alla fine, per entrare in possesso di ciò per cui avete pagato affinché vi fosse consegnato a domicilio, dovete prendere l’auto e percorrere dieci, venti, cinquanta km per raggiungere la sede dello spedizioniere e ritirare il tutto di persona. Con i relativi costi e disagi. E naturalmente dopo aver passato ore al telefono a sentire irritanti musichine o aver speso decine di euro in chiamate a pagamento ai loro info-center (in pratica si fanno pagare il disservizio), dando l’eroicomica caccia al “pacco rapito”. Salvo scoprire che spesso il corriere ci marcia e che, soprattutto se la vostra è una consegna “scomoda” (per luoghi, tempi, umori, “giri” del furgone, etc), il pacco è destinato fin da subito a finire in deposito e che i plurimi “tentativi di consegna” sono stati tutti una finta.
Sto parlando, per chi non l’avesse capito, dei corrieri espresso, gli spedizionieri, insomma quelle ditte a cui il cittadino (e anche le Poste Italiane) affida il trasporto di un bene.
Sia chiaro: generalizzare è sempre sbagliato e io per primo potrei citare parecchi casi di imprese e autisti corretti, cortesi e scrupolosissimi. Ma proprio perché rientro in quella categoria di persone che, per il fatto di vivere fuori mano e di fare un lavoro che prevede frequenti ritiri e consegne, sono destinati a servirsi spesso dei corrieri, ho in materia un’esperienza vastissima. E posso assicurare che le situazioni che si verificano sono spesso surreali. Quando non vere e proprie truffe.
L’ultima vede protagonista l’SDA, il colosso dei trasporti che ha in appalto anche il servizio delle Poste Italiane. In pratica, cioè, è lo spedizioniere a cui PT affida il pacco dopo che voi siete andati a spedire presso l’ufficio postale.
Come detto, abito fuori mano. In un luogo tuttavia segnalatissimo, ben noto e ben presente su mappe e cartine e perfino facile da raggiungere, visto che ci arriva una sola strada e quindi non si può sbagliare: basta individuarla (che è poi il mestiere di corrieri e autisti) e voler arrivare.
Dunque, da giorni attendo la consegna di un certo oggetto. Che, è ovvio, non arriva. Ieri pomeriggio, per caso, rientrando a casa dal mio ufficio, una mia collaboratrice incrocia un furgone dell’SDA. L’autista la ferma e le chiede dove sia casa mia. Lei gli dice che viene proprio da lì e che per arrivare basta proseguire. Al che lui le risponde che “era già andato in quella direzione ma non aveva trovato nulla e, pensando di aver sbagliato, era tornato indietro”. Prima domanda: se così fosse non avrebbe casomai dovuto raggiungere la ragazza da dietro, invece di incrociarla diretto in senso opposto? Ma lasciamo perdere.
A questo punto l’autista offre alla mia collaboratrice di consegnare il pacco a lei. Domanda numero due: come faceva l’autista a fidarsi di una sconosciuta incontrata per caso? Come poteva essere certo che la ragazza fosse effettivamente chi diceva di essere? Come si sarebbe giustificato se il pacco non mi fosse mai stato consegnato? Mistero. Comunque sia, trattandosi di un contrassegno e la ragazza non disponendo del contante, la consegna non c’è stata. L’autista le ha lasciato una cedola dicendole di andare la mattina dopo a ritirarlo alla posta.
Altra doppia scorrettezza: perché il corriere si fida? E perché, ricevute indicazioni sul luogo, non ritenta la consegna il giorno dopo, visto che è pagato per portare il pacco a domicilio? La risposta è ovvia e rientra proprio nell’amplissima casistica delle scuse ai cui accennavo in apertura: molto più comodo (per lui) e conveniente (per lo spedizioniere) evitare una lunga deviazione dai soliti percorsi e costringere me a fare 10 km per raggiungere l’ufficio postale.
Tutto risolto con questa seccatura? Macchè, magari! Stamattina vado alle poste a ritirare il pacco, ma il pacco non c’è! “Non ce l’hanno ancora portato”, si giustifica l’impiegato. Si scopre così che il corriere non ha lasciato il pacco alle PT ieri (risparmiandosi il viaggio odierno), ma deve comunque tornare oggi. E allora perché non me lo porta a casa invece di lasciarlo lì e costringere me a spostarmi?
Ovviamente protesto. Le PT dicono che loro non c’entrano (sarà vero, però il mittente si era rivolto alle poste per la spedizione del pacco…). Cerco su internet l’Sda e scopro che hanno solo un call center a pagamento (non esiste, è naturale, un servizio reclami) a cui rivolgersi per “informazioni” (e per lamentarmi chi devo chiamare?). Memore di precedenti esperienze, chiamo allora la sede di Siena, dove come previsto il telefono squilla più volte senza risposta.
Insomma, il solito giochino che fa il paio con i tanti altri subiti in precedenza: false firme sulle ricevute di consegna, falsi errori di consegna, falsi tentativi di consegna, falsa irreperibilità del destinatario, false “via sconosciuta”, falsi avvisi di tentata consegna. Un florilegio degno della più adamantina mariuolitudine.
Poi capita la volta che qualcuno ti risponde, tu lo tratti male, lui capisce che hai mangiato la foglia e da quel giorno, miracolo!, l’autista impara la strada, deviare dai “giri” non è più un disagio, fioccano le telefonate per accertarsi della tua presenza prima della consegna, etc etc.
Della serie: in Italia, o ti incazzi (e lo fai sapere) o sei fritto. Anche con i corrieri.