di ANDREA PETRINI
A Selvanova, fattoria sociale di Castel Campagnano (CE), si coltivano in bio i vitigni tipici della Campania. E i vini portano il nome delle zattere che traghettavano gente ed armenti sul Volturno.

 

Selvanova, nel Comune di Castel Campagnano (CE), è una di quelle aziende agricole che tutti gli appassionati, almeno una volta nella vita, dovrebbero visitare. Anche solo per ammirarne lo splendido paesaggio: il Monte Matese ad est, il Monte Taburno ad ovest ed il Volturno che scorre ai suoi piedi, solcando una vallata ricca di pascoli, boschi, uliveti e, ovviamente, vigneti.

Il progetto vitivinicolo, iniziato nel 1997 da Antonio Buono, napoletano di nascita e grande appassionato di agricoltura sostenibile, è stato ripreso e portato avanti nel 1998 da GESCO, un gruppo di imprese della Campania che operano nel sociale (recupero tossicodipendenza, portatori di handicap, giovani disagiati, abbandono scolastico, immigrazione) per il reinserimento dei soggetti a rischio nel mondo del lavoro.

La sensibilità etica impiegata nella salvaguardia di queste categorie è riversata completamente anche nell’azienda, attraverso una conduzione agronomica totalmente mirata al rispetto della natura e delle caratteristiche dei vitigni coltivati, che si riversa nei prodotti finiti (dal 2000 tutti i vini di Selvanova sono biologici certificati) e la complementarietà delle attività agricole. L’azienda è una fattoria complessa, dalle mille sfaccettature: olivicoltura, animali da cortile, miele ed apicoltura. La viticoltura che rappresenta però il cuore dell’attività.

Il parco vigne di Selvanova si compone di 10 ettari, suddivisi in cinque appezzamenti differenti sia per esposizione che per altitudine. I vigneti sono stati piantati tra il 1999 e il 2002 con Pallagrello Bianco e Pallagrello Nero (i due vitigni più strettamente tipici di questo pezzo di Campania), Aglianico e Fiano (vitigni principi della viticoltura Campana).

Quattro i vini prodotti, tutti Terre del Volturno IGT: Londro Bianco frizzante, Londro Rosato frizzante, La Corda di Luino Bianco e La Corda di Luino Rosso.

 

Terre del Volturno IGT Frizzante – Londro Bianco

Il primo, il Londro Bianco, è un vino frizzante prodotto con uve 100% Fiano provenienti da vigne situate nel comune di Castel Campagnano (CE). Le uve una volta in cantina vengono sottoposte ad una pressatura soffice a grappolo intero per ottenere il mosto fiore. Il mosto viene poi diviso in due parti: una procede con la fermentazione per dare il vino base, l’altra viene utilizzata come liqueur de tirage per la presa di spuma che avviene in bottiglia. A differenza del metodo classico tradizionale, questo spumante non va incontro a sboccatura ma viene proposto integro sui propri lieviti naturali.

Questo frizzante naturale è come te lo aspetti ovvero verace, vivace e spensierato al tempo stesso senza però, lo sottolineo, mancare di quella importante complessità che spesso fa da linea di demarcazione tra un vino con o senza anima. Il Londro Bianco, invece, sa di pera matura, nespola, litchi, melone invernale, fieno tagliato ed echi speziati. Al palato svela “polpa”, dinamicità, freschezza quasi citrina e viva componente sapida che, tutte assieme, richiamano continuamente la beva grazie anche ad un tenore alcolico limitato.

 

Terre del Volturno IGT Frizzante – Londro Rosato

L’altro vino frizzante, il fratello maggiore del precedente, è rappresentato da un rosato frizzante ottenuto da uve 80% Pallagrello Nero e 20% Aglianico, elaborate secondo il metodo ancestrale. Le uve una volta in cantina vengono sottoposte a diraspatura per poi passare qualche ora a contatto con le proprie bucce. Il mosto viene poi diviso in due parti: una procede con la fermentazione per dare il vino base, l’altra viene utilizzata come liqueur de tirage per la presa di spuma che avviene in bottiglia.

Se il Londro Bianco rappresenta l’anima Pop di Selvanova, con questo rosato ci catapultiamo nell’anima rock dell’azienda grazie ad un vino grintoso e anarchico allo stesso tempo. Il tratto olfattivo sa di peonia, melagrano, ribes e ciliegie nere ma è in bocca che il Londro Rosato scatena tutta la sua energia grazie ad una leggera presenza tannica e ad una misurata ruvidezza donate dal saldo di Aglianico che immette nel vino la giusta dose di territorialità e determinazione. La chiusura è fresca, fruttata, delicatamente sapida e, come nel caso del Bianco, la bottiglia finisce subito soprattutto se a fargli compagnia c’è una bellissima pizza marinara o margherita. Provare per credere!

 

Terre del Volturno IGT – La Corda di Luino Bianco 2020

Il primo vino fermo prodotto da Selvanova è un bianco prodotto con uve 70% Pallagrello Bianco e 30% Fiano provenienti da vigne situate nel comune di Castel Campagnano (CE). La raccolta delle uve avviene manualmente e trasportate immediatamente nella vicina cantina dove sono sottoposte ad una pressatura soffice a grappolo intero per ottenere il mosto fiore. La vinificazione e l’affinamento, sulle fecce fini per 6 mesi, avviene interamente in acciaio.

Dal carattere schiettamente contadino, La Corda di Luino, il cui nome spiegheremo successivamente, ha tutto per essere un eccellente vino quotidiano perché è accogliente nei suoi richiami di frutta ed erbe aromatiche e decisamente goloso al sorso, delicatamente rustico, sorretto egregiamente da una bellissima estensione acido-sapida. Provatelo in abbinamento con “Pasta patate e provola” per momenti di puro godimento….

 

Terre del Volturno IGT – La Corda di Luino Rosso 2020

Vino rosso prodotto con uve 80% Pallagrello Nero, 10% Aglianico e 10% Cabernet Sauvignon provenienti da vigne situate nel comune di Castel Campagnano (CE). La raccolta delle uve avviene manualmente e trasportate immediatamente nella vicina cantina. Vengono sottoposte a pigia-diraspatura per poi macerare, mediamente, per 15 giorni. La vinificazione viene svolta con le uve ancora separate, una volta svinate viene fatto il blend prima di continuare l’affinamento per 6 mesi in tini di acciaio.

La Corda di Luino, anche nella versione rosso, conferma che Selvanova ha come obiettivo quello di produrre vini di ottima qualità e di pronta beva. Conferma ne è questo blend di palagrello, aglianico e cabernet sauvignon che punta tutto sulla succosità del vino, sull’immediatezza dei profumi che ricordano i frutti neri maturi, il dragoncello e le erbe spontanee. Sorso equilibrato, affatto austero, scorrevolissimo grazie a morbidi tannini e con una decisa marcia sapida a dettare il ritmo dell’assaggio. Vino assolutamente appagante e tutto proiettato alla bevibilità più spensierata possibile. Abbinamento consigliato: “Candele spezzate al ragù pippiato”. Ho già l’acquolina in bocca!

 

Una curiosità sui nomi dei vini: nella frazione Squille del comune di Castel Campagnano (dove si trova Selvanova), sulla riva del Volturno, ha navigato, fino agli anni Settanta, una scafa, ovvero una zattera, che fungeva da ponte: uomini e animali che venivano trainati da una sponda all’altra con un sistema di corde. Al fianco di quella principale veniva trainata anche una zattera più piccola, una sorta di scialuppa di salvataggio, detta londro (come oggi i vini frizzanti dell’azienda). L’attività di traghettamento era gestita dalla famiglia Luino, che invece ha dato il nome ai vini fermi di Selvanova.

 

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