Incredibile, ma vero: non passa mese che chi non ci ha (evidentemente) mai messo piede pubblichi articoli sulle Crete Senesi descrivendole come “un deserto“, con sottintesi dune e cammelli. Una sciocchezza sesquipedale. Eppure qualcuno ci crede.
Quello che vedete nella foto è il paesaggio delle Crete Senesi: un mare di verde che ondeggia al vento e si colora con le rose canine in fiore. Diciamolo: bello. Anzi bellissimo. E lo è anche nelle altre stagioni, quando le tinte cambiano ma il fascino rimane.
Tutto pare, ne converrete, tranne un deserto. Tanto meno quello che la gente normalmente immagina come tale: le dune, la sabbia, le oasi e magari i cammelli e i beduini.
Eppure – credetemi – ci sono babbei che vengono da queste parti convinti che ci sia davvero un deserto e si aspettano, contro ogni logica e buon senso, le dune, la sabbia, etc. Ovviamente restano delusissimi.
La colpa però non è del tutto loro, che hanno il solo torto di essere sempliciotti. Bensì di quelli, sempliciotti al cubo (o forse maliziosi, ma preferisco pensare di no), che li hanno indotti a credere, attraverso pubblicità, post sui social, articoli (oddio, articoli…) pieni di baggianate, che il deserto ci sia sul serio.
La cosa più sconcertante non è solo che in tanti abbocchino a una sciocchezza tanto sesquipedale, ma che nemmeno venga loro il dubbio o la voglia di una facile verifica preventiva: vai in rete, digiti “foto Crete Senesi” e tutto ti apparirà tranne che un paesaggio desertico.
Eppure, niente da fare: con inesorabile puntalità e regolare scopiazzatura di sciocchezze precedenti non passa una settimana che qualche bischero non pubblichi cose tipo queste.
Il fatto che nelle Crete Senesi gli alberi siano pochi – “senza dolcezza d’alberi” le descrisse Mario Luzi in un celebre passo – e che le colline abbiano forme morbidamente ondulate non giustifica affatto la gabellazione desertica che spesso si legge in giro.
Ancora più curiosa è la probabile origine di questo abbaglio.
Nelle Crete esiste in effetti un luogo definito per tradizione “il deserto di Accona“. Lo definì tale il nobile senese Giovanni Tolomei quando, nel ‘300, con pochi accoliti si ritirò in romitaggio in un angolo selvaggio e sperduto delle sue proprietà presso Asciano, nelle Crete Senesi, chiamato Accona. E lì fondò una comunità divenuta poi il monastero di Monte Oliveto Maggiore e la sede dell’Ordine dei monaci Olivetani. Ma il Tolomei, che si autoribattezzò Bernardo, fu poi beatificato e infine proclamato santo da papa Benedetto XVI, si riferiva a quel luogo come a un deserto spirituale, a un isolamento mistico, mica a un deserto in senso fisico. Basta dare un’occhiata, anche in foto, allo splendido complesso abbaziale e al territorio che lo circonda, per constatare che di desertico non c’era e non c’è assolutamente nulla.
Eppure, niente da fare: anche oggi un amico mi segnala l’ennesima topica on line. Oltretutto corredata di foto di campi di grano, laghetti e cipressi. Altro che Sahara, eh?
Insomma turista avvisato, mezzo salvato: chi cerca i Tuareg, le palme e la sabbia si rechi altrove. Possibilmente accendendo prima il cervello. O semplicemente leggendo le fonti giuste.
