Rassegna semiseria di risvolti patologici.

– quelli che girano per la fiera zaino in spalla e che, convinti di essere sottili come sardine, urtano, sfasciano e occludono tutto ciò che incontrano.

– quelli di cui sopra che, sempre con lo zaino (indossato sopra piumino, stile omino Michelin), pretendono di incunearsi tra le strette file delle degustazioni, con effetto-strike sulle distese di bicchieri, naturalmente pieni.

– quelli che progettano tipograficamente la piantina della fiera e, anziché in pratico e tascabile formato A4 o anche meno, stampano un poster pieghevole buono forse, se aperto, a stare nella cameretta a fianco di Totti o Madonna.

– quelli che, nel momento del massimo affollamento operativo, da bravi nullafacenti si assembrano in capannelli ai crocicchi dei padiglioni, parlando di calcio o di donne e impedendo il passaggio anche degli spilli.

– quelle che nell’angusto vano degli armadietti in sala stampa entrano ancheggiando sui tacchi 12 e pretendono di cambiare le calzature, e a volte pure l’abito, proprio lì.

– quelli che con clima tropicale e umidità da foresta pluviale circolano imbacuccati in giacca a vento, gilet di cashmere sotto il blazer, sciarpa lanosa annodata attorno a collo e immancabile berretto in shetland stile caccia alla quaglia nelle highlands.

– quelli che scambiano le conferenze stampa per comizi e attaccano vaniloqui interminabili che nemmeno il leggendario radicale Ciocciomessere durante il filibustering parlamentare del 1981.

(continua). #vinitaly #quelliche