colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

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AUGURIO DI NAUFRAGIO

Auguro naufragio su fondali abissali al traghetto Aethalia Portoferraio-Piombino della Toremar delle 17.00, con salvataggio di passeggeri e equipaggio ad eccezione dell’ufficiale o marinaio imbecille che mi ha visto salire ma ha sottratto la passerella quando ci ero quasi sopra.
Se si salvasse, gli auguro di affogare nel proprio liquame pari al volume di mare del canale di Piombino.

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IL BUROCRATE FUORI STANZA E L’UFFICIO (B)URP

Trovo sul cellulare una chiamata a cui non ho risposto. Viene dal centralino di un comune del senese (non quello in cui vivo). Non ho idea del motivo della telefonata, quindi li richiamo. I vigili urbani (pensavo a una multa) non mi hanno chiamato. A turno allora chiamo, ovviamente in pieno orario di ufficio, tutti gli interni che lo zelante, ma quasi inudibile disco del centralino stesso suggerisce, ma o non risponde nessuno o nessuno ne sa nulla. Chiamo infine l’URP, che non sta per rutto tronco, ma per ufficio relazioni con il pubblico. L’impiegata dice che, ovviamente, nemmeno lei ne sa nulla. Chi può essere, chiedo? E lei: non lo so. Bene, dico, allora che suggerisce? Lei: la richiameranno. Io: sarà, ma la chiamata è di lunedì, oggi è mercoledì e nessuno mi ha cercato. Lei (innervosendosi): mica vorrà che giri tutti gli uffici chiedendo chi l’ha cercata? Io penso: a parte che essendo i vostri uffici al massimo sei ed essendo lei l’urp, potrebbe anche farlo. Poi dico: guardi che sono io quello cortese che sto richiamando dopo essere stato cercato, non il contrario, quindi che posso fare di più? Lei: niente. Burp.

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L’UVA DELLE FOXES E I VOLPINI DEL CALCIO

Il Leicester di Claudio Ranieri ha vinto il campionato inglese. Ne siamo tutti felici, io per primo.
Ma dopo aver visto, nell’arco di sole 12 ore, la lattaia all’angolo diventare ultras, il tipo che si vantava di non aver mai assistito a una partita vergare su fb pensose articolesse sullo spirito del calcio riscattato e epinici televisivi da infotainment pomeridiano spinto – tutti fenomeni che temo dureranno settimane – spero che trovino subito che sotto c’era qualcosa di losco e sospendano l’attribuzione del titolo almeno fino al prossimo autunno, così gli italiani potranno calmarsi.

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“NE’ SCIACALLI, NE’ COLOMBE”

L’ha detto Renzi commentando il momento di ovvia tensione susseguente agli attentati di Bruxelles.
Peccato che confonda i falchi, che sono uccelli rapaci, con gli sciacalli, che sono mammiferi predatori ma soprattutto mangiatori di carogne.
Ora, non pretendo che il premier conosca nel dettaglio la zoologia, ma forse sapere che gli uni volano e che gli altri camminano sarebbe necessario.
E magari sapere anche che una cosa è un animale che va a caccia di prede e un’altra uno che mangia animali già morti.
Insomma ha detto una cazzata.

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QUESTO SI’ CHE E’ GIORNALISMO ROCK!

Altro che Abdeleslam e l’attentato a Istanbul.
Il Corrierone ci fa stramazzare con lo scoop acchiappacitrulli del secolo: che è successo a Bruce Springsteen? Ora che ha 67 anni non sembra più quello di quando ne aveva 27. E’ smagrito, invecchiato, ha le rughe…strilla in homepage, nel colonnino di destra dedicato a sport, lifestyle e cazzate, ma comunque accanto ai funerali di Varani e all’aereo russo caduto a Rostov.
Ora, capiamoci: va bene che l’infotainment imperversa, che la gerarchia delle notizie non esiste più, il buon senso e quello del ridicolo nemmeno, che per un click si dà il proprio regno, ma c’è modo e modo.
Attirare l’attenzione dicendo che un settantenne ha un aspetto diverso da un trentenne mi pare un insulto a se stessi mentre lo si scrive…
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QUI CI VOGLIONO CALMA E INPGIegno

 
Bene, ieri si è finito di votare per l’Inpgi, la cassa di previdenza dei giornalisti, e oggi abbiamo i risultati. Tutto come da copione: affluenze ridicole e trionfo del gioco di partiti e di correnti, senza che purtroppo i gorghi di quest’ultime travolgessero tutto (ma non è ancora detto).
Mi sono accuratamente astenuto sia dal candidarmi (ci sarebbe mancato altro), sia dal fare campagna elettorale: mi sono limitato, quando potevo o se me lo chiedevano, a suggerire il nome di alcuni candidati che conoscevo e che stimavo, a prescindere dalla parrocchia di appartenenza e sempre ammesso che ne avessero una.
Qualcuno è stato eletto, con un numero di voti tale da farmi escludere che il mio appoggio abbia in qualche modo contribuito.
Comunque buon per loro, sono persone per bene.
Sul resto invece mi taccio.
L’unico sollievo è pensare che, vista l’inevitabile catastrofe finale, un altro passo è stato fatto e che un altro dente ce lo siamo tolto.
Poi, si salvi chi può.
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MORRICONE E LA MASCHERATA DELL’OSCAR

Tutti a scrivere che era ora che gli Oscar si ricordassero di Morricone.
Dissento.
Morricone è, ovviamente non da ora, molto più grande delle mascherate dell’industria americana del cinema, di cui la statuetta è espressione.
E quindi non c’era certo bisogno del soprammobile kitsch per sancire la grandezza del compositore, consolidata in decenni di capolavori intrinseci e tali a prescindere dal committente.
Volendo vederla in bene, questo riconoscimento che arriva dopo 50 anni è casomai un oltraggio.
Infine (non si dovrebbe dire, ma io non sono politicamente corretto), certi premi di grande eco mediatica planano da noi proprio quando altre e più complesse ragioni di geopolitica fanno pensare che i reali motivi dell’attribuzione siano altri.

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FB E LE CRISI DI RIGETTO

Fb è divertente e anche utile. Sì, per carità, per un’utilità di 10 che dà a me, ne dà una da 1.000 al grande burattinaio, quindi il saldo è comunque in perdita. Ma tanto i burattinai sono ovunque, quindi essere burattinati da questo o da quello poco cambia.
Tanto premesso, sono ricorrentii le denunce degli utenti di “crisi di rigetto” da Fb. Il motivo è più o merno sempre lo stesso: è un immenso bar sport ad uso degli incontinenti dove l’idiozia, la mediocrità e il conformismo imperversano al pari dell’esibizionismo, abilmente fomentati dai sobillatori di professione.
A me sembra un treno sul quale la piacevolezza del viaggio dipende dalla fortuna o meno che hai di capitare vicino a passeggeri intelligenti ed educati. Se ti capitano i cretini, gli invadenti e i rumorosi, si trasforma in un incubo.
Io stesso mi trovo spesso vittima di una sindrome da rigetto.
Che passa da sola grazie a un piccolo trucco: fingo di non vedere quel 99% di irritanti sciocchezze che mi passano di continuo sotto gli occhi e che, d’istinto, mi farebbero saltare alla gola di chi le esprime.
Mi aiuta in questo la lunga esperienza di viaggiatore. Se il vicino di posto è un seccatore, girarsi dall’altra parte e fingere di dormire o, meglio, dormire davvero: il tempo passa più in fretta e l’imbecille resta senza contraddittorio.

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IL FASCINO DISCRETO MA LITIGIOSO DELLA BONOMIA

Il mondo è pieno di gente per bene: semplice, trasparente, sobria, onesta, con buoni sentimenti e vivace intelligenza. E’ una cosa che appare solare perfino a un pessimista come me.
Ciò che lo rende meno godibile e percepibile di come dovrebbe è che queste persone, positive nella loro individualità, diventano negative nella convivenza: avere altri accanto resuscita come per miracolo cattiveria, ottusità, meschinità, opportunismo occulti.
Come se si attivassero le valenze sbagliate.
Così bisognerebbe frequentare le persone da sole, senza aggregazioni ulteriori, per prendere e dare il meglio. Mica facile, però.
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VAI AVANTI TE CHE IO NON POSSO

Nella collettiva confusione di idee degli italiani su ruoli e funzioni si registra questo.
Da un lato i giornalisti amano definirsi i “cani da guardia del potere”, ma poi per fortuna hanno una serie di regole professionali che impedisce loro, o dovrebbe impedirgli, di agire per teoremi, illazioni, chiacchiere e notizie non verificate. Insomma di fare propaganda o di sparare nel mucchio, senza prove. Dall’altro una vasta parte dell’opinione pubblica scambia i giornalisti per figure con i poteri di indagine dei carabinieri, ma con la natura dei giustizieri: gente che dovrebbe cioè denunciare, su delazione di qualcuno che ha interesse a farlo ma vuole restare accuratamenta nascosto, si capisce, i mali e gli scandali della società.
Il risultato è un curioso cortocircuito: secondo costoro dovrei essere io giornalista a prendermi la responsabilità di fare denunce senza prove, visto che le prove dei fatti denunciandi le hanno loro ma non vogliono nè fornirle a me, nè esporsi di persona.
Insomma vorrebbero che qualcuno, senza essere carabiniere, indagasse come i carabinieri e poi divulgasse il risultato delle indagini ma senza fornire nè le prove, nè la fonte delle proprie informazioni.
Olè. Armiamoci e partite.