Trovo che poche cose siano più tristi degli spettacoli (sottolineo spettacoli) di rocker ultraottuagenari che, vestiti da rocker (ma sempre ultraottuagenari), dopo gli omaggi del sindaco e del vescovo si esibiscono in festival decrepiti per un pubblico della terza età spesso a sua volta vestito da rocker (ma spesso della terza età), che paga un tributo alla nostalgia della gioventù sotto forma di un biglietto da centinaia di euro. Il cui prezzo, quando loro e i rocker del tempo che fu avevano vent’anni ed era tutta un’altra musica, si sarebbero rifiutati di pagare. Davvero una tristezza infinita. O forse solo il segnale che ogni stagione finisce e che tirarla in lungo è solo l’accanimento terapeutico in oceano di normalizzata normalità.