E’ proprio vero: al peggio non c’è mai fine. Si pensava che si fosse ormai detto e scritto tutto sulla cosiddetta economia della gratitudine, ossia sul volontariato che, anzichè un’utilità sociale, si trova a generare propria sponte utili privati, grazie ai furbi che ne approfittano e ai coglioni che li fanno approfittarsi, accontentandosi di ricevere in cambio una molto presunta riconoscenza. O, addirittura, finendo per essere riconoscenti loro stessi, per l'”opportunità” ricevuta, verso chi li sfrutta.
E invece no. C’è un gradino ulteriore. Anzi, inferiore: è quello che scende chi, non contento di approfittarsi del volontariato, avrebbe pure la pretesa che il volontario desse fondo non solo al proprio tempo e alla propria fatica, ma ai propri soldi. In altre parole, c’è chi vorrebbe che qualcuno pagasse “volontariamente” di tasca propria, a terzi che li realizzano, beni e servizi per donarli, sempre “volontariamente” si capisce, a chi li utilizza per guadagnarci su. O per risparmiare a pro domo sua il denaro che spetterebbe a lui spendere per procurasi quei medesimi beni e quei servizi.
Ci hanno provato anche con me, ma hanno trovato pane per i loro denti.
Ma che dico pane: sassi!
Auguro loro di trovare un buon dentista.