Tra le millanta cose nauseanti in cui capita di imbattersi – stavo per scrivere “sui social” salvo poi trattenermi, avendo realizzato che ormai tutto, anche la carta stampata, è in rete e quindi è più esatto dire “nel digitale” – primeggia la stucchevole omologazione delle immagini create con l’intelligenza artificiale. Strumento comodissimo in mano ai mediocri e capace infatti di appiattire quasi qualsiasi cosa nella condivisa mediocrità.

Il grigiore di quelle figurine, quei paesaggi, quelle composizioni tutte uguali, preferibilmente velate di un onnipresente marroncino escrementizio, fanno davvero vomitare. Ciò da cui tuttavia, lo dice l’evidenza dei risultati, il “committente” non sa sottrarsi e di cui, con ogni probabilità, nemmeno si avvede, essendo il risultato finale perfettamente coerente al conformismo oleografico della sua scarsa immaginazione figurativa.

Il problema maggiore è che questa massa di ovvietà iconografiche risulta poi convincente presso la pari massa che la contempla.

Sì, lo so cosa pensate: stamattina mi sono svegliato male. Ma per forza: la prima cosa che ho visto è stata la caricatura artificialmente creata di un poderino, con un pagliaino, con un cipressino, su un poggettino, in un panoramino, con uno svagato omino col cappellino su una biciclettina. Tutto finto, prevedibile e profondamente irritante.

Viva la verità e abbasso l’illustrazione conformista.