di LUCIANO PIGNATARO
Le Cantine Olivella ci piacciono per il rigore filologico di un progetto estraneo alle sollecitazioni commerciali e concentrato sulle uve tipiche del territorio vesuviano, come il Piedirosso.

 

Pur amando l’Aglianico nelle sue diverse declinazioni, alla domanda su quale sia il rosso tipico della Campania non posso che rispondere: Piedirosso. Si tratta di una varietà conosciuta solo dagli addetti ai lavori, si avvicina  a quei rossi leggeri e bevibili come il Pelaverga, la Lacrima do Morro d’Alba, la Bonarda ed è per questo che veniva usato, insieme ad altre varietà locali simili come lo Sciascinoso, per tagliare l’Aglianico. Un grande vino come Terra di lavoro è appunto il frutto di un taglio otto a due tra Aglianico e Piedirosso.
Si tratta di un varietà non particolarmente amata dai contadini, perché poco prolifica, e neanche dai vinificatori perché ha sempre avuto problemi di riduzione e di scarsa pulizia al naso. Da una ventina di anni, grazie al lavoro di giovani enologi possiamo dire che è diventata la grande novità della Campania ovunque venga coltivato e vinificato con attenzione: il suo profumo è di geranio e di frutta fresca, inconfondibile anche a chi non ha fatto una sola lezione di approccio al vino, al palato è bevibile perché ha tannini sottili che si risolvono molto facilmente. Un vino antico ma anche moderno perché ama il caldo e il suolo sabbioso vulcanico, si è ben allocato nei Campi Flegrei, il territorio a Nord di Napoli che è un frullatone di terra, acqua e fuoco e, appunto, sul Vesuvio. E’ presente da protagonista nella doc Campi Flegrei e in quella Lacryma Christi del Vesuvio, talvolta con un saldo di Aglianico.
Tra le Cantine che hanno saputo valorizzarlo c’è Cantina Olivella a Sant’Anastasia, un paesone sul versante nord del Vulcano, famoso un tempo per il mercato di carni ovine e per il Santuario della Madonna dell’Arco, luogo di culto che raccoglie decine di miglia di persone ogni anno.

Il progetto di Cantina Olivella nasce ufficialmente nel 2005 anche se al lavoro sui dodici ettari è la terza generazione. Questa azienda a noi è sempre piaciuta per il rigore filologico del progetto che non ha mai ceduto a sollecitazioni commerciali: l’azienda è sempre stata concentrata sulle uve tipiche del territorio vesuviano, la Catalanesca e il Caprettone per i bianchi, il Piedirosso e altre varietà a bacca rossa per i rossi.
Ecco allora il Piedirosso in una doppia versione che questa azienda propone da quest’anno.

Vipt 2021 Vesuvio Piedirosso dop
Si tratta della etichetta classica aziendale, con una fermentazione moto semplice in acciaio e il riposo in bottiglia sino alla primavera. In queste condizioni Il Piedirosso esprime al meglio la sua fragranza fruttata e floreale ed è ideale sui piatti della tradizione contadina dell’orto vesuviano o su una semplica pasta al pomodoro.

Vesuvio Rosso 2020 dop
Questa è la nuova etichetta in cui l’uva è in purezza ma viene lavorata in anfora. Una sperimentazione che l’azienda ha fatto anche sulla catalanesca e delle due stavolta ci è sembrata più convincente proprio quella in rosso. Si tratta infatti di un Piedirosso che non ha perso la freschezza ma ne acquisisce in profondità e anche, soprattutto all’olfatto.
Due vini di una viticultura rispettosa dell’ambiente, si tratta infatti di uve certificate biologiche, che esprimono biodiversità senza scorciatoie. Imperdibili per entrare nell’anima della gente che vive alle falde del vulcano, o, come la chiamano loro, ‘a Muntagna.

 

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