A Terre di Talamo, in Maremma, oltre ai vini (compreso il Talamo a Mare, nelle versioni “cantina” e “fondale”) anche una collezione di animali della savana fatti di metallo a grandezza naturale, che da soli valgono la visita.

 

Prendi la sommità di una collina piena di vigne e sovrastata da un’altra irta di macchia selvaggia. Metti un declivio tra i filari che scende a valle, raggiunge la piana, costeggia i rilievi del Parco della Maremma e si affaccia sulla mezzaluna che diparte da Talamone e si allunga fino al promontorio dell’Argentario.

E in mezzo immagina leoni, giraffe, bufali, rinoceronti, pavoni, struzzi e altri animali esotici che fissano l’orizzonte.

Sono immobili, lucenti. Sono infatti fatti di ferro reso brunito dal sole. Ti aggiri tra loro, circospetto. Loro ti guatano. Li tocchi, li sfiori. Sono enormi, a grandezza naturale. E tu pensi che tutto ti saresti aspettato di trovare, in cima al quel poggio dove sei salito solo per sorseggiare un po’ di vino in compagnia, tranne che uno zoo metallico senza gabbie. O una savana maremmana.

Il colpo di teatro di un vignaiolo intraprendente?

No, la storia è molto più interessante.

E la racconta direttamente Marco Bacci, imprenditore pratese, immobiliarista e viticoltore (tra le altre) in quel di Terre di Talamo, tenuta tra Magliano in Toscana e la Laguna di Orbetello: “E’ la mia collezione personale di animali africani costruiti con rottami e pezzi di ferro di fortuna dai ragazzi di strada dello Zimbabwe, dove abbiamo una proprietà. Sono tutti fatti a mano, saldati placca dopo placca, pesantissimi e delicatissimi al tempo stesso. La cosa più difficile è stata portarli qua senza danneggiarli, con dei container dedicati. Una vera impresa. Metterli lassù sulla collina, isolati tra i vigneti, in un luogo quasi selvaggio e circondati dall’ambiente naturale, è stato istintivo“.

Ora questo fantastico, mansueto bestiario condivide l’aria aperta con la fauna selvatica della Maremma e accoglie il visitatore che abbia la voglia e l’enoica motivazione per spingersi fin lassù..

E’ accanto a loro, le fiere di latta, che abbiamo assaggiato i Vermentini “Vento” (solo acciaio) e “Vento forte” (fermentato in barrique), prima di scendere in fattoria e dedicarci ai rossi: il Morellino di Scansano, ovviamente, ma soprattutto il Talamo a Mare, un Igt Toscana fatto con Syrah, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot e propostoci nella doppia versione affinata in cantina e in mare (che Bacci chiama “cantina subacquea”). Ossia sul fondale dell’Argentario, “dove 6.000 delle 9.000 bottiglie prodotte riposano in gabbie a 35 metri di profondità e alla temperatura costante di 16 gradi. Portarle giù e tirarle su è un compito portato a termine grazie ad esperti di immersioni e sport subacquei“, dice lui (che è subacqueo a sua volta e partecipa direttamente alle operazioni). “Le bottiglie – continua – sono state posizionate con l’aiuto di un pontile di 40 metri con un obiettivo è chiaro: evitare qualsiasi altro impatto con l’ambiente esterno e sfruttando il natural movimento ondulatorio del mare per migliorare il vino“. Un’idea un po’ balzana, che Bacci spiega con franchezza: “Avevo l’impressione che i vini che tenevo in barca invecchiassero meglio, quindi ho voluto fare una prova“.

Ora, per dirla tutta, l’invecchiamento del vino in mare non è un’idea nuovissima e, ad oggi, anche un po’ abusata in chiave di marketing.

Ciò che rende il caso specifico interessante è aver potuto assaggiare il medesimo vino, delle medesime annate (2018 e 2019) e del medesimo lotto, sia nella versione “affinato in cantina” che “affinato in fondale“.

Checchè se ne pensi e a qualsivoglia ragione lo si voglia attribuire, la differenza è marcata.

Ecco il dettaglio:

Talamo a Mare 2018 – cantina

Colore tra rubino e granato medio, un po’ velato. Al naso è screziato, con marcate note mature, sentori vegetali e echi di fragola fresca, dolciastro. Al palato è corrispondente, di una certa eleganza e velluto, ma un po’ prevedibile.

Talamo a Mare 2018 – mare

Colore più caldo e limpido del precedente. Al naso prevalgono i sentori di salmastro e in generale una nota più elegante, meno marcata. Anche in bocca è secco, prevalgono la freschezza e la linearità.

Talamo a Mare 2019 – cantina

Colore molto intenso con riflessi bluastri. Al naso è ampio e vivo, con note varietali nette, molto intenso e concentrato. Anche in bocca risaltano la potenza e la freschezza: un vino di corpo e molto estratto.

Talamo a Mare 2019 – mare

Nettamente più limpido e brillante del campione precedente. All’olfatto è elegante e fine, con un bel frutto in evidenza che ritorna al palato e mostra un vino verticale, fresco e di bella lunghezza.

In definitiva un prodotto a vocazione e di gusto internazionale, senza dubbio godibile se si ama il genere. E’ il confronto mare-cantina, tuttavia, ad essere convincente sulla diversità dei percorsi evolutivi. Con una netta preferenza, da parte di chi scrive, per il primo tipo. E con una differenza anche nel prezzo: la bottiglia affinata in cantina va in scaffale a circa 80 euro, l’altra a circa 240.

Si può assaggiare e comprare (con gli altri vini aziendali) direttamente in azienda.

Approfittandone magari per salire in collina e dare un’occhiata allo zoo degli animali di ferro.