di ANDREA PETRINI
Con un gioco di parole l’enologo Vincenzo Mercurio sintetizza il suo progetto di zonazione dell’Aglianico di Taurasi, che mette insieme piccoli produttori di comuni diversi.

Tempo fa, al Columbus di Roma, è stato presentato dall’enologo Vincenzo Mercurio e da Monica Coluccia il progetto “Comuni nel Vino”, un gioco di parole che sta ad indicare la volontà di unire piccoli produttori che condividono le stesse passioni, ovvero fare il vino e farlo bene nel proprio territorio d’origine.
Concretamente, Comuni nel Vino si pone come ambizioso obiettivo quello di proporre un’idea di zonazione sull’aglianico di Taurasi attraverso il coinvolgimento iniziale di tre aziende appartenenti a tre diversi comuni irpini, fondamentali per la zona dell’alta Valle del Calore: Stefania Barbot a Paternopoli, De’ Gaeta a Castelvetere sul Calore e RaRo a Montemarano.
I vini che ne vengono fuori costituiscono una piacevole fotografia del territorio e del vitigno e raccontano storie di uomini molto diversi tra loro, accomunati dalla passione per la propria terra. Una passione così forte che li ha coinvolti con il cuore, lo spirito e l’animo, facendoli così sentire a pieno diritto dei veri vignaioli, ha affermato Vincenzo Mercurio durante la presentazione alla stampa del progetto che, da un punto di vista produttivo, mira a dar vita a vini che rientrano nella DOC Irpinia Campi Taurasini e non nella DOCG Taurasi, al fine sia di valorizzare una denominazione troppo spesso maltrattata, sia di iniziare il percorso con i piedi per terra onde evitare salti in avanti che, almeno in questa fase iniziale, potrebbero essere troppo temerari.
Come scritto, le tre aziende irpine coinvolte, pur facendo parte dello stesso areale di produzione, sono state scelte da Mercurio perché rappresentative di tre terroir diversi, avendo però la stessa filosofia sia in vigna, seguendo i dettami del biologico, sia in cantina.
Con Stefania Barbot, ad esempio, siamo a Paternopoli in provincia di Avellino, in uno dei comuni più importanti per la produzione di aglianico di Taurasi. Le vigne sono allocate in uno dei piccoli altopiani di questa parte dell’Alta Valle del fiume Calore, tra i 420 e i 465 metri di altitudine s.l.m., su terreni di tessitura argilloso-calcarea con presenza di sedimenti di origine vulcanica. Punto di appoggio per l’impresa una vecchia struttura di campagna, che si ha in animo di recuperare, attorno alla quale si sviluppano i vigneti di aglianico: prima la distesa di ceppi cinquantenari allevati ancora a starsete, sistema di allevamento tipico irpino, poi i nuovi impianti che vedono protagonista il cordone speronato. Tutt’attorno una biodiversità da salvaguardare: olivi, alberi da frutto, orto, piante aromatiche spontanee. Poco distante si trova la nuova cantina, semplice e funzionale, per le operazioni di vinificazione, maturazione e stoccaggio.
De’ Gaeta come azienda è invece partita nel 2009 impiantando circa due ettari di aglianico di Taurasi in una contrada incontaminata a 490 metri di altitudine nel comune di Castelvetere sul Calore, su un terreno abbandonato, ricoperto di sterpaglia e vecchie viti allevate a starsete, in parte recuperate e lasciate a vegliare sul nuovo vigneto. Nel 2012 un secondo impianto: siamo oggi ad un totale di cinque ettari di vigna. Presto saranno conclusi i lavori per una piccola cantina, adeguatamente dimensionata, adiacente al casale che si affaccia sui vigneti e su un panorama che abbraccia il monte Chiusano, incombente alle spalle, e l’intera Alta Valle del fiume Calore.
RaRo, infine, è l’avventura vitivinicola di Raffaele Fabbrocini e Roberto Sanseverino, che in zona Montemarano, in uno dei comuni più vitati della zona di produzione del Taurasi, gestiscono un vigneto di circa tre ettari, impiantato nel 2009, collocato ad una altezza di circa 645 metri di altitudine sul livello del mare, con una esposizione nord- nord est su un terreno argilloso-calcareo. Siamo in località Pastanella in una delle zone più difficili da raggiungere a Montemarano: l’impianto è circondato interamente da bosco e da un piccolo oliveto con cultivar Leccino e Ravece. Difficile fu anche l’opera di acquisizione di tutti gli appezzamenti che costituiscono l’attuale estensione della proprietà.
Durante la degustazione romana, condotta magistralmente da Monica Coluccia, ogni azienda ha presentato due annate (2013 e 2014 in anteprima) di Irpinia Campi Taurasini DOC in modo tale che tutti i presenti avessero modo di valutare differenze ed unicità dei vari aglianico prodotti nei Comuni del Vino.
Stefania Barbot – Irpinia Campi Taurasini “ION” 2013: “ION”, dal greco antico ἴον che significa viola, è un vino che si presenta austero, coeso, con cenni di pepe rosa, amarena ed erbe officinali. Sorso dirompente e dotato di grandi estratti adeguatamente bilanciati da freschezza e sapidità. Pecca leggermente nel finale dove chiude troppo presto. Vinificazione ed affinamento in acciaio.
Stefania Barbot – Irpinia Campi Taurasini “ION” 2014: ancora giovane, ha un olfatto dove iniziano ad emergere sensazioni floreali e di frutta rossa sotto spirito. Al palato è di impatto ma deve ancora trovare la giusta definizione. Uscirà nel mercato tra qualche mese. Sicuramente l’affinamento in bottiglia non gli potrà che fare bene. Vinificazione ed affinamento in acciaio.
De’ Gaeta – Irpinia Campi Taurasini 2013: rispetto all’Aglianico pari annata precedente si presenta con un impianto olfattivo decisamente meno irruento dove la componente floreale fa da cornice a sensazioni di mora selvatica, creta, salvia, timo e tabacco. Anche il sorso è più rotondo, compiuto, con tannicità vellutata ed adeguata freschezza a stemperare la struttura comunque imponente del vino. Buona la persistenza sapida nel finale leggermente amaro. Vinificazione con macerazione lunga di 21 giorni in serbatoi di acciaio e tonneau. Maturazione di 12 mesi in acciaio
De’ Gaeta – Irpinia Campi Taurasini 2014: anche in questo caso il vino è lungi dall’essere messo in commercio e si presenta con un naso fragrante dove spiccano sensazioni balsamiche e di erbe amare. Assaggio scattante, dinamico e dotato già di buon carattere. Buone previsioni. Vinificazione con macerazione lunga di 21 giorni in serbatoi di acciaio. Maturazione di 12 mesi in acciaio
RaRo – Irpinia Campi Taurasini 2013: rispetto ai suoi “colleghi” precedenti è il vino più franco che ho degustato visto che ha una definizione aromatica non troppo complessa che gioca le sue carte su toni di frutti neri di bosco e humus. Sorso ancora ruspante, freschissimo e sfizioso. Come dicono gli stessi vignaioli è il vino dell’amicizia da cui nasce e che genera. Vinificazione ed affinamento in acciaio.
RaRo – Irpinia Campi Taurasini 2014: densità fruttata in evidenza e, soprattutto, tanta gioventù che ritroviamo anche all’assaggio dominato da rinvigorente acidità e da un tannino già abbastanza definito e vellutato. Vista l’annata non facile pecca un po’ nella persistenza finale. Da aspettare per capire la sua esatta direzione. Vinificazione ed affinamento in acciaio.

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