Parte a Firenze la vetrina B2B del vino promossa da Regione Toscana, forse il termometro per misurare la temperatura di un settore a “instabilità governata” in cui la qualità regge, ma la salute scricchiola.

 

Alcune considerazioni ex post sulle recenti Anteprime del Vino Toscano sono necessarie. Non tanto per illustrare le molte cose interessanti che certamente non sono mancate tra le centinaia di campioni assaggiati (e le migliaia in assaggio, troppe anche per degustatori seriali) e tra le tredici docg, doc e igt presenti alla manifestazione coordinata dalla Regione Toscana, bensì per riferire dello stato di salute generale del settore.

Una salute di ferro, se ci si limita alla lettura di certi numeri senza dubbio lusinghieri presentati alla tradizionale Primanteprima di Firenze: 61mila ettari di superficie vitata (di cui il 55% con meno di 20 anni), pari al 9% italiano, il 97% dei quali iscritto a DOP, spalmata su 12.324 aziende, che certificano il 90% del loro vino. Tra i vitigni la fa da padrone il Sangiovese (60% del totale) che però, sospinto dai cambiamenti climatici, non solo cresce nelle zone tradizionali (nel senese è al 62%) ma tende a salire in quota, nelle zone “emergenti” della montagna o dell’alta collina, nuove frontiere, secondo alcuni, del vino made in Tuscany.

Galoppa in apparenza anche il bio, salito coi suoi 23mila ettari al 38% della superficie regionale contro una media nazionale del 17%. E galoppa pure l’enoturismo, con 170 imprese iscritte all’apposito elenco che, secondo CESEO (Università LUMSA), nel 63% dei casi propongono un’accoglienza familiare e al vino abbinano valori come il paesaggio, la cultura e la cucina.

Notizie meno buone invece sul piano economico e tra le pieghe del contesto geopolitico generale. Se la vendemia 2025 ha restituito, rientrando nella media storica, 2,2 milioni di ettolitri di vino, l’export ha registrato un modesto +3,5% dei rossi DOP verso il mercato comunitario e un secco -8% generale, mentre sul fronte dei consumi interni ci si è difesi con un -2,1% dei vini DOP e un preoccupante -5,7% dei vino toscano generico. E se le pesanti flessioni per valore dei vini toscani DOP su certi mercati del Far East (Cina -44,4%, Singapore -38,1%) si possono attribuire alla proverbiale volatilità di certe piazze e quelle sulla Russia (-35,5%) alle note vicende internazionali, più inquietanti suonano il -22,1% del Canada, il -14,6% del Regno Unito e il -4,1% degli Stati Uniti (cresciuti di contro del 2,9% in volume).

In termini di ottimismo, nemmeno il balzo (+24%) della spesa dedicata al vino registrato negli adulti italiani tra i 35 e i 45 anni deve trarre troppo in inganno: se i volumi calano e quindi aumenta la qualità teorica del prodotto consumato, andrebbe approfondito meglio il discorso dei prezzi e delle circostanze di consumo prima di trarre conclusioni troppo positive. Qualche nuvola si addensa anche sulla cosiddetta rivoluzione green del vino toscano: i dati dicono infatti che in regione la percentuale di vigneti bio rispetto al totale nazionale è sceso tra il 2021 e il 2024 dal 20% al 17% e che, pertanto, le superfici a bio sono in tendenziale arretramento, complici le limitazioni rese spesso insostenibii dalle circostanze climatiche. Un aspetto da considerare attentamente. Il quadro regionale del vino è insomma quello, come lo ha definito Fabio Del Bravo di ISMEA, di una “instabilità governata“.

Sotto il profilo commerciale, gli umori registrati tra consorzi e produttori alle degustazioni per i giornalisti sono stati altalenanti e contrassegnati, in generale, da un per ora pacato ma tangibile allarme.

Indicazioni maggiori si potranno forse avere dal 16° Buy Wine, la vetrina B2B del vino toscano promossa dalla Regione Toscana con la Camera di Commercio di Firenze, organizzata da PromoFirenze e coordinata da Fondazione Sistema Toscana, che prende il via oggi alla Stazione Leopolda di Firenze. Presenti 190 aziende toscane, selezionate tramite un bando regionale, e oltre 175 compratori esteri provenienti da 47 paesi per un totale di 3.500 incontri agendati. Le principali delegazioni provengono da USA e Canada. Rilevante, sottolineano gli organizzatori, anche la presenza di operatori dai paesi del Mercosur e dall’America Latina. Tra gli emergenti Thailandia, Vietnam e Malesia ed un crescente interesse dei paesi dell’Europa centro-orientale e dell’area scandinava.