Verso le 16.30 di un uggioso e grigio pomeriggio di febbraio, la mia concentrazione di lavoratore ingobbito alla scrivania viene incrinata da una macchia bianca che con la coda dell’occhio percepisco muoversi sul monitor della telecamera di sorveglianza.

A una prima occhiata distratta sembra un grosso animale, appunto bianco, che mi passeggia in giardino.

“Com’è ingrassato il gatto”, penso lì per lì. Troppo ingrassato, penso subito dopo.

Guardo meglio e infatti è un cane. Un maremmano parecchio corpulento.

“Cazzarola, è il solito maremmano scappato al pastore”, dico. Ma mentre lo dico realizzo che il manto dell’animale è troppo candido per essere quello di un cane che tutto il giorno bada alle pecore del fango del pascolo.

Infatti un paio di metri più indietro la telecamera inquadra una figura umana in jeans e giubbotto verde che si aggira imperturbabile sul prato. Si ferma, alza lo sguardo contemplando gli alberi e le architetture, poi ricomincia con flemma a camminare, quindi si ferma di nuovo, posa le mani sui fianchi, gira lo sguardo attorno. Insomma si gode la visita.

Ora si dà in caso che, come molti amici sanno, io abiti in un posto grande e decisamente fuori mano, ove la mia casa ingiardinata è al centro di un più vasto e intricato compendio cui si accede solo da lunghi viali e alti cancelli muniti di cartelli minacciosi tipo “Occhio che sparo”, “Cane mordace e padrone anche peggio” o simili. In sostanza il tizio si è fatto un baffo di chiusure e reticolati, si è introdotto nella proprietà e ora se la sta esplorando, nonostante gli espliciti quanto inequivocabili segni che trattasi di luogo privato, presidiato e munito.

Un po’ per lo sbigottimento e un po’ per vedere che fa il mariuolo resto a osservare alcuni secondi, poi in preda ad ira funesta scendo, impugno sul portone un nodoso bastone e mi metto sulle tracce del visitatore non invitato.

Lo colgo mentre, maremmano defecante in mezzo alla via (mia), lui respira a pieni polmoni l’aria frizzante di campagna.

Io (dopo aver contato fino a trecento per riprendere il controllo): “E lei chi è, che fa e cosa vuole?”.

Lui (di mezz’età, serafico come se fosse nel tinello di casa sua): “Ho perso il cane nel bosco e sono venuto a riprenderlo”.

Io (brusco): “Ci sono cancelli chiusi e cartelli, non li ha visti?”.

Lui (sempre serafico): “Mi sono perso” (sic!).

Io: “Guardi che l’ho visto mentre faceva turismo in casa mia. Se ne vada!”.

Lui: “Da dove passo?”.

Io (agitando il bastone): “Da dove è venuto”.

Senza aggiungere altro il tizio si gira, mette il guinzaglio al cane e con passo compassato anche più di prima prende la via dell’uscita, che evidentemente conosceva benissimo.

In silenzio l’ho seguito a distanza.

Arrivato al cancello (ovviamente chiuso) si è girato indietro e mi ha visto ancora col bastone in mano. Non potendo far altro si è inerpicato sull’ertissimo greppo che aveva scalato per superare la recinzione e si è dileguato.

Sappi però, caro cretinetti, che le telecamere hanno ripreso tutto.

Prova a ripresentarti e il giro in giardino te lo faccio fare a pedate nel tafanario…