L’Associazione dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico (PRIS) premia chi (anche privati) promuova la sensibilizzazione e la tutela del paesaggio agrario che, dice il presidente Mauro Agnoletti, “è parte integrante del nostro patrimonio culturale“.
Mai come adesso il tema del paesaggio è stato sulla bocca di tutti e, quindi, mai è stato così in pericolo: non solo per le attività distruttive dell’uomo a cui assistiamo ogni giorno ma anche, se non di più, per il vaniloquio generalista e banalizzante al quale un argomento così delicato è sottoposto per l’effetto congiunto dell’ideologicizzazione e della dimensione-social delle varie argomentazioni.
Un ripensamento generale sulla materia e soprattutto sulle sue modalità di divulgazione sarebbe perciò quantomai opportuno. Il problema è però come indurlo. E da chi la spinta a questo ripensamento e approfondimento dovrebbero promanare.
A dare un contributo ci prova l’Associazione dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico (PRIS: qui), l’ETS presieduta da una figura di assoluto primo piano delle questioni paesaggistiche come il prof. Mauro Agnoletti, presidente dell’Associazione nonché titolare della Cattedra Unesco in Paesaggi del patrimonio agricolo presso l’Università di Firenze e recentemente chiamato a rappresentare il paesaggio italiano nel Comitato Tecnico Scientifico dedicato a Belle arti, Archeologia e Paesaggio del Ministero della Cultura.
PRIS ha infatti istituito il primo riconoscimento (con un premio di 2mila euro) destinato a chi, nel mondo dell’agricoltura e della cultura, promuova attivamente le pratiche agricole e silvo-pastorali tradizionali che hanno plasmato il territorio.
Dov’è la novità, nel turbine di bandi e concorsi che attraversano quotidianamente il nostro paese?
In due aspetti: primo, il fatto che possano essere premiati interventi di recupero o riqualificazione, iniziative di pianificazione, tutela, conservazione, studio e anche di comunicazione e, secondo, il fatto che il bando è trasversale, ossia aperto tnon solo a enti pubblici, associazioni, enti governativi e non profit, ma pure ad aziende agricole, consorzi e privati cittadini.
Al centro del premio, oltre alla volontà di conferire un riconoscimento in sé a qualcuno meritevole, c’è soprattutto il desiderio di incentivare una campagna di sensibilizzazione e di tutela a largo raggio sulla questione del paesaggio agrario. Una questione che, nell’idea di PRIS, si sostanzia e può trovare riscontro non solo nelle grandi iniziative e nei progetti istituzionali, ma pure nelle piccole, buone pratiche dei singoli agricoltori o in iniziative locali capaci però – per qualità – di potersi proporre come casi-pilota per più ampie emulazioni.
“Il nostro scopo – spiega Agnoletti – è valorizzare, difendere e accrescere la consapevolezza delle pratiche agricole che nel corso degli anni e dei secoli hanno plasmato il territorio italiano, rendendolo così riconoscibile e amato in tutto il mondo. Coltivazioni terrazzate, su impervie pendici montane e collinari, muretti a secco per delimitare i campi, originali sistemi di irrigazione, vigneti definibili storici ed eroici senza tema di smentita, ma anche boschi coltivati per ricavarne legna, legname e altri prodotti preziosi, come la farina di castagne, foraggio e pascoli per il bestiame, manutenuti per decenni o per secoli, uliveti ultracentenari, architetture degli impianti agricoli e tecniche di allevamento che mantengono la bellezza e la funzionalità del paesaggio: l’agricoltura disegna il Paese e ne segna le abitudini alimentari, attraverso prodotti unici e una cucina altrettanto straordinaria che oggi è anche Patrimonio Unesco. La civiltà agricola – prosegue – è quella che in modo più persistente e pervasivo ha permeato la nostra cultura, oltre che le forme del nostro paesaggio. Tantissimi nostri borghi, centri storici e monumenti devono la loro esistenza alle attività agricole: anche il paesaggio rurale è parte del nostro patrimonio culturale”.
Proprio le pratiche agricole tradizionali che hanno dato luogo a quella che viene definita diversità bioculturale di cui questo modello di agricoltura è la massima espressione hanno mostrato nel corso dei secoli una maggiore resilienza ai cambiamenti socio-economici e anche climatici. “E sono in grado – aggiunge Federica Romano, direttrice di PRIS – di mitigare gli effetti di questi ultimi, contribuendo al tempo stesso al sostentamento delle comunità e al rinnovarsi delle tradizioni culturali di un popolo ponendosi a tutti gli effetti come potenziali driver della transizione agroalimentare. Sono queste le ragioni che hanno portato a riconoscimenti di rilievo come l’inserimento in programmi internazionali come la World Heritage List dell’UNESCO il programma GIAHS, della FAO che tutela il patrimonio agricolo di rilevanza mondiale, e in strumenti nazionali quali il Registro dei Paesaggi Rurali Storici del MASAF”.
Tutte le informazioni di dettaglio di trovano qui.
