La premier Meloni ha promesso “entro febbraio” le tabelle attese dal 2023 e il presidente OdG se ne rallegra. Ma il dubbio è che sia tardi, che i vecchi problemi siano diventati insolubili e che ne nascano altri più gravi.
Se non sbaglio, la Quaresima 2026 comincerà il prossimo 18 febbraio, ossia quasi quaranta giorni precisi dopo la conferenza stampa di inizio anno del Presidente del Consiglio. Conferenza stampa durante la quale Giorgia Meloni ha avuto parole anche per la tragicomica questione dell’equo compenso dei giornalisti: “L’equo compenso mi sta a cuore, diversi ministeri ci stanno lavorando. Ci sono state delle lungaggini. Penso che entro febbraio potremo avere le tabelle per portare avanti finalmente questo provvedimento“, ha detto.
A margine invece ripropongo lo stesso interrogativo, consapevole che un ulteriore biennio di ritardo trova la già moribonda categoria ulteriormente assottigliata di numero (prossimo ormai allo zero, almeno nell’accezione “piena” sopra ricordata) e aggravata nella malattia, ormai pressochè esiziale.
Ecco il quesito: i minimi lordi suggeriti dalle tabelle OdG alla magistratura per la determinazione dell’equo compenso in caso di contenzioso giudiziario tra giornalista ed editore saranno utilizzati, come parrebbe logico, anche in sede di valutazione della congruità dei compensi ricevuti dall’aspirante giornalista in sede di richiesta di iscrizione all’elenco pubblicisti?
Ne aggiungo un altro: poichè, come spero, quanto sopra se approvato darà vita a quella sorta di tariffario di fatto che il sottoscritto ha inutilmente invocato in passato sia come sbarramento contro i finti giornalisti che, soprattutto, come leva di pressione economica nei confronti degli editori, quale sarà adesso la reazione di un’industria editoriale oggettivamente ai minimi termini? Andremo verso un improbabile adeguamento o verso un probabile azzeramento dei rapporti?
Se le prospettive non fossero pessime, ci sarebbe da preparare il popcorn.
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