La premier Meloni ha promesso “entro febbraio” le tabelle attese dal 2023 e il presidente OdG se ne rallegra. Ma il dubbio è che sia tardi, che i vecchi problemi siano diventati insolubili e che ne nascano altri più gravi.

 

Se non sbaglio, la Quaresima 2026 comincerà il prossimo 18 febbraio, ossia quasi quaranta giorni precisi dopo la conferenza stampa di inizio anno del Presidente del Consiglio. Conferenza stampa durante la quale Giorgia Meloni ha avuto parole anche per la tragicomica questione dell’equo compenso dei giornalisti: “L’equo compenso mi sta a cuore, diversi ministeri ci stanno lavorando. Ci sono state delle lungaggini. Penso che entro febbraio potremo avere le tabelle per portare avanti finalmente questo provvedimento“, ha detto.

Come e perchè la questione stesse a cuore anche a noi, i lettori di AF già lo sanno bene (nel caso, ecco un pro memoria qui e qui).
Uso però l’imperfetto perchè credo che, purtroppo, pur prendendo atto della buona volontà della premier, sia tardi per intervenire. Ossia per salvare ciò che resta della libera professione nella sua espressione più vera: quella di chi, attraverso il lavoro giornalistico autonomo, svolge un’attività coerente ai principi della professione giornalistica stessa e in modo tale da trarne una redditività sostanziale, senza ricorso a compromessi, mendicità, conflitti di interesse e altri indicibili mezzucci ai quali assistiamo da decenni a fronte della soggiunta impossibilità economica di essere freelance veri.
Ciononostante non meraviglia – e c’è da capirlo –  il compiacimento del presidente dell’OdG, Carlo Bartoli, di fronte a un’apertura governativa espressa in una circostanza così rilevante come quella del 9 gennaio scorso.
Manifestiamo pieno apprezzamento per l’impegno della Presidente del Consiglio sull’equo compenso per i giornalisti”, scrive Bartoli sul sito dell’Ordine. “Le sue parole nel corso della Conferenza stampa garantiscono che ci sarà una rapida soluzione ad una questione che si trascina ormai da anni privando i giornalisti di un importante strumento per il riconoscimento dei loro diritti. Giorgia Meloni è stata chiara nell’indicare anche una data certa e ravvicinata, individuando il mese di febbraio il termine entro il quale risolvere un problema su cui, per molti mesi, abbiamo lavorato con la massima intensità. Abbiamo sollecitato in ogni sede e in ogni occasione una rapida soluzione, dopo che nel dicembre 2023 il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti aveva varato i parametri per un’equa valutazione del lavoro giornalistico e che devono solo essere approvati definitivamente”.
Sul nodo dei parametri e della loro concreta applicazione mi sono già espresso all’epoca e rimando gli interessati alla lettura del post (qui) specificamente dedicato all’argomento.

A margine invece ripropongo lo stesso interrogativo, consapevole che un ulteriore biennio di ritardo trova la già moribonda categoria ulteriormente assottigliata di numero (prossimo ormai allo zero, almeno nell’accezione “piena” sopra ricordata) e aggravata nella malattia, ormai pressochè esiziale.

Ecco il quesito: i minimi lordi suggeriti dalle tabelle OdG alla magistratura per la determinazione dell’equo compenso in caso di contenzioso giudiziario tra giornalista ed editore saranno utilizzati, come parrebbe logico, anche in sede di valutazione della congruità dei compensi ricevuti dall’aspirante giornalista in sede di richiesta di iscrizione all’elenco pubblicisti?

Ne aggiungo un altro: poichè, come spero, quanto sopra se approvato darà vita a quella sorta di tariffario di fatto che il sottoscritto ha inutilmente invocato in passato sia come sbarramento contro i finti giornalisti che, soprattutto, come leva di pressione economica nei confronti degli editori, quale sarà adesso la reazione di un’industria editoriale oggettivamente ai minimi termini? Andremo verso un improbabile adeguamento o verso un probabile azzeramento dei rapporti?

Se le prospettive non fossero pessime, ci sarebbe da preparare il popcorn.

 

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