E’ mancato Federico Formignani, amico carissimo, giornalista acuto, viaggiatore, esperto di lingue e dialetti, penna raffinata. Abbiamo condiviso decenni d’avventure e di profonda amicizia. Le esequie si terranno sabato 28/2 alle 14.45, chiesa del Corpus Domini, via Canova 4, Milano.
Io lo sapevo, me lo sentivo. Ma non così, non fino a questo punto. Quella voce un po’ esitante che faceva a pugni con le tue rassicurazioni di forza e di ottimismo, gli ultimi malanni e certi scricchiolii erano un inquietante sintomo di fragilità. Ma ci siamo sentiti ieri, come al solito mi hai rassicurato e ti sei avventurato perfino in progetti primaverili. Mi hai sobillato con qualcuno dei tuoi tanti libri rari che volevi regalarmi, ma a condizione che andassimo a prenderli insieme, appena il tempo si fosse fatto più clemente, a Cavallirio, la casa dei ricordi che da sempre dividevi con Cate. E io in fondo, mentendo un po’ a me stesso, ti ho creduto, sperando che il peggio fosse passato, che la tua tempra reggesse sotto il peso del tempo e delle circostanze. Facendo finta di non cogliere il velo d’impalpabile malinconia, di appena – ma appena appena – percepibile rimpianto che ogni tanto mi capitava di cogliere nelle tue parole. Rimpianto di cosa, mi sono spesso chiesto (senza chiederlo a te). Tu capivi che io mi interrogavo, ma sapevi che non c’era bisogno di rispondere. Era la malinconia legata al vissuto, al sedimento degli anni che rasserena e intristisce al contempo. Ai due passi indietro e uno avanti a cui a un certo punto la vita ti costringe. Eppure non hai mai perso il sorriso e il gusto per il motteggio, che condivi con battute di cultura raffinata, setose, disincantate. Mi vengono in mente quei caffè sorbiti lentamente a casa tua nell’atmosfera luminosa davanti al terrazzo, sotto un cielo milanese che sapeva essere ora cupo e ora brillante.
Stamattina ci ha lasciato improvvisamente Federio Formignani, Fedeform per me, amico e collega carissimo, scrittore, viaggiatore, uomo intelligente e acuto. Uno dei pochissimi “altri autori” di Alta Fedeltà. Ma soprattutto mente agile e creativa. Una vita passata nel mondo dell’informazione e della scrittura. Una persona seria nel senso migliore della parola.
Ho qui sul desktop del computer la cartella con i tuoi articoli su viaggi e sui dialetti, soprattutto quello lombardo e milanese, una delle tue specialità. L’idioma con cui nemmeno un anno fa hai scritto il tuo ultimo libro, anzi libello, un piccolo gioiello di carta e di bulino dialettico destinato alle poesie d’amore per la consorte. Sintomo di una dedizione profonda.
Quanti ricordi, zingarate, battaglie. E viaggi. Devo direttamente a te uno dei più indimenticabili, avventurosi, intensi della mia vita: Arunachal Pradesh, nord est dell’India, due settimane di immersione pura, le tigri che saltavano sugli acquitrini del Brahmaputra, l’elicottero sul Buthan, il monastero di Tawang e i quattro giorni di ritorno lungo la strada militare oltre i 4.200 metri d’altitudine del Selapass, il secondo più alto del mondo. Una spedizione che non ci ha solo coinvolto e divertito, ma legato profondamente. Una sorta di condiviso abisso palingenetico, di meraviglia e di introspezione.
“Milanese – scriveva di sè autopresentandosi qui su AF – ha vissuto a Londra e collaborato con la Radio Svizzera di Lugano (ventun anni), con la Rai di Milano (dieci anni) e con le più importanti testate di turismo, realizzando reportage da molti paesi, (oltre un centinaio quelli visitati). È stato socio co-fondatore e direttore del web-magazine Mondointasca (dal 2003 al 2014), ha svolto attività sindacale e è stato tra i soci fondatori della Neos (Giornalisti di Viaggio Associati). Ha pubblicato una decina di libri su teatro, lingua, dialetti. Collabora con varie testate ed è consulente editoriale per un pool di Radio distribuite sull’intero territorio nazionale”.
E’ vero caro Fedeform, hai molto viaggiato, come dice il titolo del tuo bel libro del 2019, una sorta di autobiografia odeporica che ti rappresentava alla perfezione. Rammento bene la tua dedica, che però tengo per me.
Ti saluto, amico caro.
