colpi d ascia

La vita, la professione e il mondo offrono quotidianamente ottimi motivi per arrabbiarsi. Qui una silloge di commenti sparsi: a base di vetro e sabbia, s’intende

article placeholder

LA RIVALUTAZIONE DI PIERACCIONI

Lo ammetto, non ho mai amato il mio corregionale e pressochè coetaneo Leonardo Pieraccioni. O meglio, non ho mai amato il suo cinema infarcito di una finta e un po’ becera koinè pseudotoscana a facile uso cinematografico.
Era da qualche tempo però che il regista fiorentino dava segni di resipiscenza.
L’ultima, e migliore, l’ha data oggi con una intemerata, subito rimbalzata sulla stampa, contro la grottesca procedura burocratica necessaria per attivare la CIE, che ho scoperto essere l’orrendo acronimo di Carta d’Identità Digitale: un ridicolo budello di pin, puk, indovinelli, click e altre idiozie tecnologiche oltretutto irritantemente gabellate (al pari di non meno insopportabili burocrazie) come risultato di una “semplificazione” che di semplice ha solo il profondo provincialismo di cui è figlia.
Quindi bravo Pieraccioni.
E poi andate a raccontare a mio zio Carmelo che deve prima digitare (“digitare?”) la metà del PUK che è stampato su un foglio, poi un’altra metà che è stampata su un altro e infine leggere e accettare certi misteriosi regolamenti, sennò tutto l’iter va all’aria, sempre che la connessione regga.
Lui, ben che vada, lì per lì scambierà la CIE per la CEI, ossia la Conferenza Episcopale Italiana, e già non sarà contento. Dopodichè ci schiaccerà sopra una bella madonna, maledirà il mondo e manderà tutto a quel paese. Con buona pace dei vescovi.
article placeholder

I PERIGLI DELL’AUTOCOMUNICATO

Chi fa da sè fa per tre è un proverbio senza dubbio portatore di una certa verità, quindi onore al merito di chi si arrangia da solo, anche quando si tratta di scrivere comunicati stampa sulla propria attività.

La cosa diventa però un po’ imbarazzante se nel testo l’estensore si cita con nome e cognome, si autoincensa oltre misura facendo ricorso ad aggettivi magnificanti e si attribuisce fama, onori e glorie tutti da verificare. Alla fine firmandosi pure, con sicuro e ridicolo effetto-cortocircuito (per non dire peggio).

article placeholder

TEMPI DI LETTURA

Assodato che:

– il 50% della gente legge solo i titoli dei giornali;

– un altro 30% legge anche i sommari;

– che quindi solo il 20% legge tutto;

– che non è detto che né i primi, né i secondi, né i terzi capiscano ciò che hanno letto;

– che molti giornali riportano il tempo di lettura richiesto per gli articoli pubblicati (media 3 minuti);

– che sull’on line la permanenza media su un articolo è (mi dicono, attendo smentite) di 20 secondi: tutto quanto sopra premesso, mi chiedo che scrivo a fare e perché qualcuno dovrebbe pagarmi per farlo.

article placeholder

IL DUBBIO DEL GIORNALISTA

Si dice, giustamente, che il giornalista deve sempre sapere di non sapere e, quindi, coltivare il dubbio come strumento di lavoro.

Postulato ineccepibile.

Poi, è ovvio, tutto si adatta ai tempi.

Stamattina, ad esempio, sono dubbioso se sia peggio essere invitati a una conferenza stampa oggi per oggi o ricevere un comunicato che a cose fatte ti racconta cosa si sono detti a una conferenza stampa di cui non sapevi nulla.

article placeholder

SINTOMI DI ACCULTURAMENTO FOTONICO

Miracoli del web, dell’offerta didattica dell’università della vita e dell’uno che vale uno: in men che non si dica centinaia di finissimi esegeti delle misees della Pausini e del Ditonellocchio o nellapiaga o come si chiama rivelano la loro vera e intima natura di esperti di geopolitica, con particolare riferimento alla crisi del Golfo, sciorinando analisi che Kissinger je fa ‘na pippa.

Sono molto invidioso.

article placeholder

RIGORINO A DUE RUOTE

Il ridicolo perbenismo svenevole e moralistico che, insieme all’elettronica, sta rovinando il calcio e ha già rovinato la F1 (o ciò che ne restava) è ora approdato anche nel motociclismo, con penalità grottesche a fronte di infrazioni inesistenti o microscopiche. Di questo passo verranno proibiti i sorpassi e verrà messo l’autovelox per assicurarsi che non si superino i limiti di velocità.

Prossimo step: corse fatte col simulatore, così nessuno rischierà di farsi male.

Patetici.

article placeholder

IL PRIMO E L’ULTIMO

Mio primo ed ultimo commento su Sanremo: da anni sto cercando qualcuno che mi spieghi, con argomenti comprensibili e logica coerente, come sia possibile che il festival – il quale, anche a prescindere dal valore artistico e di costume che gli si dà, è sempre un festival di canzonette – attiri un’attenzione popolare e mediatica da riempire per settimane i social e i primi titoli di quotidiani, tg e rotocalchi.

È una domanda seria e non chiedo per un amico, chiedo per me.

article placeholder

LA GIBBOSITÀ DELLA CULTURA MEDIA

Per avere un’idea del livello di dealfabetizzazione della società italiana, e dei giornalisti, ho sentito poco fa su Prime Video qualcuno sbalordirsi perché qualcun altro ha usato il correttissimo termine di “gibbosità” per indicare le ondulazioni del campo.

Poggi e buche. Buche culturali, tante.

article placeholder

LO SCOOP DE NOANTRI

Chiedo per un amico a cui però urge di capire: qual è il senso di scrivere sui social in quasi diretta ciò che in diretta la cronaca ha già strapubblicato? Tipo il risultato di una gara alle Olimpiadi. Capisco il commento, anche breve, di gioia o di delusione, o tecnico. Ma ad esempio scrivere su FB, 10 minuti dopo che il mondo ha assistito in mondovisione alla gara e dopo che tutti i media l’hanno già annunciato nei titoli, “La Brignone medaglia d’oro in superg!!!” ha una logica? Oltre all’uso del triplice esclamativo, intendo.

IL CONTROSORPASSO FERROVIARIO DELLA VITA.

Ogni volta che transito in una stazione non posso fare a meno di constatare come il mondo corrente, del quale si tenta disperatamente di tenere il passo, mi abbia superato senza possibilità di recupero. Per non dire doppiato.
È superfluo interrogarsi, e ancora più lo è discettare, se la direzione intrapresa sia giusta, o porti da qualche parte, perché tanto non ci arriveremo mai e anzi, da buoni doppiati, ci areneremo ben prima.
Cionondimeno, è difficile non provare disagio al cospetto di queste mandrie masticanti pronte a farsi rapinare da gastronomie di plastica. E di avamposti di un turbocommercio della cianfrusaglia compulsiva insediatosi inesorabilmente laddove, un tempo (ma mica tanto), stazionavano viaggiatori stanchi, vagabondi infreddoliti, lavoratori rassegnati, ritardatari ansiosi. Ovunque, un’elettronica volgare e unicamente mercantile. Giornali relegati in un angolo come, una volta, i cessi.
Non credo che si viaggiasse meglio quando si viaggiava peggio, ma di sicuro si viaggiava diversamente.