E’ quella alla quale deve attaccarsi il povero cliente (uno a caso: io) di un fornitore di gas GPL.
L’ineffabile fornitore emette infatti fatture basate non su consumi effettivi, cioè da lettura del contatore (incombenza ovviamente afferente al fornitore stesso, che non può essere aggirata chiedendo al cliente autoletture di cortesia), bensì su “stime”.
Entro certi limiti, ciò è comprensibile: se il mio storico dice che per anni in gennaio ho consumato 100, è plausibile che anche per l’ultimo gennaio si possa stimare che io abbia consumato la stessa quantità di gas.
Arriva però la bolletta e la stima (e perciò il salasso) è doppia rispetto allo storico.
Chiamo il call center, che farfuglia: tranquillo – dice – se l’importo non è dovuto, le facciamo nota di credito e detrazione dalla prossima bolletta.
Io: già, ma intanto mi obbligate ad anticipare una cifra consistente non dovuta e per il futuro dovrei confidare su altre vostre stime, magari sbagliate come l’ultima. E se, mettiamo, per errata stima mi chiedete 10.000 euro io che faccio, pago e poi aspetto la vostra rettifica?
Lui: non è colpa nostra se il suo contatore non è “telemetrato” (sic).
Io: certamente nemmeno mia, direi anzi che è proprio un problema vostro e che non potete scaricarne le conseguenze su di me. Ma a prescindere d questo – insisto – si può sapere in base a quale criterio avete “stimato” che al gennaio 2026 abbia consumato 100, se in tutti i decenni precedenti ho consumato 50?
Lui: non lo so.
Io: ecco, in pratica mi sta dicendo che vengono fatte stime a caso?
Lui: no, non a caso. Ci basiamo sui consumi precedenti.
Io: ma allora come mai stavolta mi sono stati stimati consumi doppi rispetto al passato?
Lui: non lo so.
Io: che devo fare allora?
Lui: fare l’autolettura.
Io: e se io non posso, non ci sono, non voglio? E comunque, qual è il criterio di stima?
Lui: non lo so.
Io: quindi che devo fare?
Lui: non lo so.
Non resta che attaccarsi alla canna del gas.