La vita professionale è vichianamente fatta di corsi e ricorsi. Ad esempio ci sono quelli che durante l’anno ti ignorano, o per i quali non esisti (e magari hanno ragione, eh!), ma poi arriva il Vinitaly e loro, avendo bisogno di riempire stand ed inutili eventi in un regime di feroce concorrenza, ti tempestano di inviti, recall, chiamate, flautati messaggi, whatsapp confidenziali o complici e perfino si offrono di accompagnarti di persona, passo dopo passo, in una transumanza fieristica tra i loro dispersi clienti. Ora, come noto, ho il massimo rispetto di chi fa bene e con trasparenza quel difficile lavoro, che nei limiti delle mie possibilità cerco pure di agevolare. Quindi porte (relativamente) aperte. Ma allo stesso modo nulla mi mette più di un controproducente malumore di coloro i quali, con un’ipocrisia che supera il minimo sindacale della professione, ti corteggia sfacciatamente per qualche giorno prima di tornare a toglierti il saluto. Così, semel in anno, mi tolgo qualche sassolino. E a volte qualche pietrone, perchè ho memoria lunga e nessuno scheletro nell’armadio.