Dice chi la sa lunga che FB è il social della gente matura (diciamo). Mi sembra quindi che sia un buon strumento di indagine per scandagliare l’umore medio di chi staziona oltre i trenta e ha i piedi per terra, insomma di chi è in età da lavoro.
Mi soffermo spesso, per ovvie ragioni, sui post di natura professionale.
E li ho conferma di ciò che già so: una grandissima parte degli aspiranti giornalisti o dei principianti – non tutti, sia chiaro – non desidera lavorare per un giornale, ma per un giornalino.
La differenza non sta né nelle dimensioni, né nel prestigio, né della diffusione della testata o in altro. E nemmeno nel fatto che essa sia cartacea, on line o che.
Ciò che principalmente si cerca sono collaborazioni poco impegnative. Sotto ogni punto di vista: della responsabilità, del tempo che richiedono, dell’impegno e delle capacità necessarie. Pure il compenso è teoricamente importante, sì, ma fino a un certo punto. Molti appaiono disposti a lavorare gratis, altri in cambio di somme che non daranno mai loro non soltanto la possibilità di campare, ma nemmeno di pagare le spese.
Insomma, il quadro che emerge è di una professione orientata al dilettantismo, se non al passatempo. Non ci sarebbe niente di male, se non fosse l’esatto contrario di ciò che è e dovrebbe essere.
Praticamente il giornalismo sta diventando l’unico hobby al mondo ad avere un proprio ordine professionale. E questo non è molto rassicurante.
