Non c’è niente di male a essere poco o punto informati su qualcosa, è anzi la normalità. L’importante è esserne consapevoli, cioè sapere di non sapere tutto o di non sapere abbastanza.
Dall’odierna frequentazione dei social, come un tempo dei bar (che però avevano un raggio d’azione di quartiere e non universale come FB e simili), pare invece solare la sindrome contraria: ossia che basta un’infarinatura, anche molto superficiale, di qualcosa per convincere chiunque di saperne a sufficienza o, comunque, quanto necessario ad esprimere opinioni e giudizi apodittici. I quali, essendo poi presi ad esempio e ad argomento da altri disinformati, con un drammatico effetto volano moltiplicano la circolazione delle baggianate, nonché, nei primi e nei secondi, la convinzione della loro fondatezza.
Beati loro e poveri noi.
