Oggi, in Italia, trovare qualcuno che sia disposto a fare il capo di qualcosa e abbia, vivaddio, le qualità minime sindacali per farlo, è un’impresa quasi impossibile.
È così a tutti i livelli: dalle più infime associazioni ai massimi livelli governativi, dal cineclub al sindacato, dal piccolo comune al grande partito: le istituzioni vanno in crisi perché a guidarle non ci sono persone all’altezza e, quasi sempre, il successore è comunque peggiore del predecessore.
Intendiamoci: non è che la gente in gamba manchi. È che quella in gamba non vuol saperne di farsi invischiare in contesti in cui qualsiasi idea brillante o coraggiosa viene frenata o perfino annullata dalla resistenza passiva di una zavorra che, il più delle volte, non è che non condivide, ma non capisce.
Così impera la sindrome del meno peggio.
E i risultati si vedono.