La chiamata del direttore, puntualmente prevista, arriva verso le 12.30.
Altrettanto previsto è il preambolo sulla stima di cui godi, l’unicità delle tue competenze, della tua professionalità e, pertanto, anche del tuo contributo.
Che è ovviamente, nella sua difficoltà, “semplicissimo”: concentrare in una trentina di righe, ma “pungenti, rigorose, documentate, brillanti” le vicende di un certo caso socioeconomico.
E “bisogna cominciare subito”, si capisce.
“Te la senti?”, chiede un po’ furbescamente il capo.
Io: “Dipende”
Lui: “Da cosa?”
Io: “Dal compenso”
Lui: “Beh, dai, trenta righe tu le scrivi in mezz’ora”
Io: “Se è per quello anche in dieci minuti”
Lui: “E allora?”
Io: “Materiale già ne hai?”
Lui: “No, va cercato”
Io: “Allora mi chiedi un’inchiesta”
Lui: “Esatto”
Io: “Per trenta euro?”
Lui tace, io taccio.
Alla fine lui fa: “Va bene, pensiamoci”
Io: “Ecco”.