Circa una settimana fa spopolava la storiella di Myrna Herzog, musicista di fama internazionale e direttrice dell’Ensemble Phoenix, che invece di imbarcare in cabina, ovviamente pagando per il servizio supplementare richiesto, la sua preziosa viola da gamba del ‘600 (di valore si presume elevato e comunque certamente più alto del costo del sovrapprezzo per i bagagli delicati), ha dapprima firmato una liberatoria e poi l’ha fatta mettere in stiva con le valigie, protetta solo da una normale custodia (gli esperti dicono neppure di gran qualità, anzi), ritrovandosi così lo strumento a pezzi all’arrivo.
Ne è nato un putiferio mediatico e si è parlato perfino di atto deliberato da parte di qualcuno (la compagnia? Un vandalo? Chi?).
Ora, intendiamoci: non è che perchè io imbarco il mio bagaglio normalmente o perchè uso contenitori non blindati, il vettore ha il diritto di sfasciarmelo o debba darsi per scontato il suo danneggiamento. Ma è ovvio che, scegliendo per i miei oggetti il tipo di trasporto ordinario, mi assumo (e ho il dovere morale di assumermi) i rischi correnti che quel trasporto implica, inclusi gli eventuali guasti. Di cui poi, è ovvio, la compagnia dovrà risarcirmi.
Invece di prendersela con se stessa, con la propria imprevidenza e forse con la propria taccagneria, invece, la tizia se l’è presa con l’Alitalia (compagnia verso la quale, sia chiaro, non provo alcuna particolare stima o simpatia), scatenando una campagna su scala mondiale sull’onda dell’ashtag “Alitalia non ama i musicisti” e sostenendo che le avevano “assicurato” (chi? Dove? Come?) che il bagaglio sarebbe stato trattato “con delicatezza”.
Beh, a parte il fatto che conosco una caterva di musicisti professionisti e che, garantisco, la quasi totalità di loro è adusa portare in cabina gli strumenti, anche quelli assai meno preziosi della viola de quo, proprio per evitare rischi, dico: un comportamento così imprudente non equivale un po’ a cercarsela? Il buon senso, l’esperienza, la consapevolezza dei rischi e del valore degli oggetti non deve spingere il viaggiatore a comportamenti previdenti?
Ripeto e senza che ciò suoni come scusante per la compagnia: le responsabilità del vettore sono quelle contrattuali, ma quelle del passeggero sono, in casi come questo, anche morali e psicologiche.
E’ una regola di vita che vale per tutto: si chiama prevenzione.
E funziona per qualsiasi circostanza: dalla salute alle molestie, dalle rapine agli incidenti, dal turismo alla vita domestica..
Non sarà politicamente corretto dirlo, ma è così. Perchè la realtà è molto diversa dalla teoria.
Non so come la vicenda si sia conclusa. Magari, nello specifico, si è scoperto che la violinista aveva ragione.
Resta il fatto però che l’accaduto è un indice del costume corrente, ovvero la mancanza a volte deliberata di accortezza, nella presunzione che le cose negative possano accadere sempre e solo agli altri. Il che corrisponde alla convinzione che non si debba mai pagare il fio per le proprie sciocchezze o che esistano sempre gabole, cavilli, appigli, postille, diritti e dirittini per farla franca.
Salvo poi cadere dal pero.