Io di questa monomania miope, di cui la gente è vittima e che induce quasi tutti a ragionamenti tanto autorassicuranti quanto mononeuronali, non ne posso più.
Non ne posso più da un pezzo, a dire il vero, e l’ho anche denunciato spesso. Solo che ora la fatale combinazione tra età, temperatura e insofferenza naturale ha preso definitivamente il sopravvento.
Mi riferisco all’ottusissima, e insospettabile in persone di almeno apparente brillantezza intellettuale, abitudine di vedere le cose, massime in politica, obbedendo al riflesso manicheo: o di qua o di là.
Come se sfumature o alternative o modi nuovi e diversi non esistessero.
Complici come i ladri di Pisa, che di giorno litigano e la notte rubano insieme (Juve permettendo), i partiti politici e i loro carrozzoni clientelari alimentano, è ovvio, questa sindrome da scontro, affatto funzionale al loro sistema spartitorio.
E così ecco un’opinione pubblica-tifosa che, incapace come una talpa di cogliere i dettagli, non trova di meglio che abbandonarsi al tifo isterico, inebriandosi al solo leggere parole e concetti privi ormai di significato, come destra e sinistra, e poi brandendoli quasi fossero bandiere o, peggio, martelli. Gli uni sbraitando vuotamente e ripetitivamente contro gli altri, seguiti da copioso codazzo conformista e argomentazioni formulari.
Un’umanità pavloviana, ammaestrata, condizionata, microcefala, cieca, sorda, inconsapevole e collusa senza saperlo.
Un’umanità di coglioni, in sostanza.
Come Ernesto e Evaristo che, dalle mie parti, sono il destro e il sinistro di certi attributi.
Le signore mi perdonino il non elegantissimo esempio.