Trecentonove giorni, un’operazione di menisco e altri vari acciacchi articolari dopo, ieri sono tornato a correre.
Oddio, correre è una parola grossa.
Diciamo che ho arrancato, con una prestazione atleticamente ridicola ma, giuro, assai sofferta.
L’ho fatto volutamente, sobillato un po’ dai freddolosi e un po’ dalla bilancia, nella giornata d’arrivo di Burian o Buran che dir si voglia, insomma mentre nevica e tira vento, con una temperatura, a sentir gli altri, polare.
In realtà era solo freddino e ho fatto una tale fatica che dopo cinque minuti già sudavo.
Insomma, ho visto più stelle che fiocchi di neve e sentito più cori angelici che sibilar di vento, nemmeno fossi Lester Bangs.
Ora, tra il rassegnato e l’intimorito, attendo i postumi.
Ma il ghiaccio – appunto – è rotto. Resta solo quello per strada.
A ricorrerci.