Basterebbe una scorsa su Wikipedia, o una chiamata all’amico appassionato di rock and roll, o una ricerca su All Music, o una scopiazzatura dagli altri giornali. Invece no. Corriere.it titola “In fin di vita Tom Petty, idolo del southern rock”. Proprio così: southern rock. Speravo che fosse una topica del titolista e non dell’autore, l’ineffabile Matteo Cruccu, non nuovo in verità a sciocchezze sesquipedali in mareria musicale. In invece, macchè. Il Cruccu (ma come avrà potuto dare a bere al direttore che s’intende di r’n’r?) nel testo fa anche peggio: “Petty è stato piuttosto massimo trascinatore del cosiddetto «Southern rock», Macroetichetta in cui ci puoi trovare sì del country, ma anche il blues del Delta, influenze psichedeliche alla Byrds o capacità di scrittura alla Dylan. Già del Bob maturo, Petty è stato prima seguace, poi sodale e per molto tempo pure identificato come l’erede”. Non so se mi spiego. Del resto, aveva attaccato il pezzo arrampicandosi sugli specchi e dicendo che, sebbene nato in Florida, sarebbe erroneo ascrivere Petty all’universo del country. Così, per dire…