Il pianto facile e lo sdoganamento delle lacrime inutili – spesso in furbesca chiave commerciale, si capisce – sono una delle peggiori e striscianti rovine della nostra società.
Una volta i sentimenti si controllavano, si dissimulavano e, quando affioravano, voleva dire che erano proprio incontenibili, violentissimi, una cosa eccezionale.
Ora, invece, tutti frignano e per la minima inezia. Donne e uomini. Soprattutto uomini. Attori, sportivi, politici, idraulici, camionisti. E anche gente comune. Che non solo lo fa, ma ama metterlo in mostra, in pubblico e sui social. Pugili che piangono, soldati che si commuovono, imprenditori che lacrimano per un film, un gattino o una canzone, mica perchè devono uscire dalla trincea sotto il fuoco della mitraglia nemica e lanciarsi verso morte certa.
Ho appena visto un filmato di XFactor in cui una certa Rita Bellanza canta «Sally» di Vasco Rossi e, dice corriere.it, “commuove tutti. L’interpretazione della canzone di Vasco Rossi è sconvolgente. Mara Maionchi in lacrime, consolata dagli altri giudici. Manuel Agnelli scherza: hai bisogno di un buon esorcista”.
Sconvolgente? Esorcista?
Ma scherziamo? Allora, se avesse cantato Billie Holiday, ci sarebbe stato un suicidio di massa?
Credo che occorra recuperare il senso dei sentimenti, della loro gerarchia e della loro gestione. Il rammollimento e lo sbraco generali, frutto dell’omologazione tra ruoli e sessi, non portano affatto qualcosa di buono, come l’astuta vulgata conformista vuole farci credere.
Poi, se uno proprio vuole piangere, pianga. A chi non è capitato? Ma in silenzio, in disparte, meglio se nell’intimo della propria stanza, lontano da telecamere e telefonini.
E, possibilmente, per cose serie.
Harry, ti presento l’esorcista di Sally.