Riflettevo oggi sul fatto che per berti al bar due mefitici spritz fatti con la sciacquatura di prosecco o per farti all’autogrill una rustichella alla plastica igp e un’acqua minerale spendi facilmente dieci euro.
Ovvero, più o meno, l’equivalente con cui ovunque, bianchi dei medesimi autogrill compresi, puoi comprare cd di musica bellissima, album fondamentali, pezzi mancanti della collezione, titoli di artisti nuovi o sconosciuti, insomma beni che anziché un tossico quarto d’ora durano tutta la vita. E che puoi riascoltarli tutte le volte che vuoi, anziché consumare ed espellere in pochi minuti.
Naturalmente tra le due cose non c’è paragone, ma si tratta di una considerazione logica e ovvia.
La cosa peggiore, subito dopo, è stato invece realizzare come alla fine, nonostante il ragionamento appena fatto e le svariate migliaia di dischi posseduti, durante la mia esistenza abbia speso di gran lunga più al bar o in autogrill che in musica.
Il che non solo mi pare impossibile, ma soprattutto assolutamente imperdonabile.
Occorre dunque rimediare al più presto.