Presi come siamo, un po’ snobisticamente, a magnificare le perle musicali più oscure, spesso si tende a dimenticare con troppa superficialità, come se fossero in qualche modo acquisite o scontate, quelle più celebri. O che, peggio, pur non essendo celebri in sè, provengono da qualche celebrità.
Questo monumentale, ma secondario brano dei Deep Purple ne è un esempio perfetto.
Disco tra i meno celebrati, formazione un po’ meno “classica”, suono appena meno aggressivo del canone, ma il drumming Ian Paice è di un portento di misura e ritmo, la chitarra di Blackmore scintillante come sempre, da brividi le entrate di tastiere del compianto Jon Lord e grandiosa la voce di Dave Coverdale. Una canzone compattissima, calda, intepretata magnificamente.
Da mandare a memoria.