È tornato!
Lui, l’autista che ritiene incompatibili suonare il campanello e parcheggiare in modo che il cancello si apra.
Così, per non sbagliare, stavolta prima ha telefonato.
Fermo davanti all’ingresso.
Driiiin!
Io: pronto, chi parla?
Lui: sono io.
Io: (che dal “sono io” ho subito capito chi era): buongiorno, mi dica.
Lui: ho un pacco, che faccio, suono?
Io: non c’è bisogno, mi ha chiamato!
Lui: mi apre?
Io: è davanti alle fotocellule?
Lui: boh (ecco, ndr)
Io: allora scendo io.
Scendo.
Lui è in piedi, davanti al cancello, con un cartone di vino in mano.
Lo guardo.
Sarà alla trecentesima consegna.
Mi dà il pacco. Lo ringrazio. Lui fa per risalire sul furgone. Lo fermo. Apro la scatola. Tiro fuori due bottiglie e gliele porgo. “Auguri”, gli dico. Lui guarda, le bottiglie, poi me, incredulo. “Grazie! Auguri a lei”, mi risponde quasi imbarazzato.
Risale, mette in moto, mi saluta arrossendo.
Mi sono fatto un amico.