Tipica sindrome che, a Capodanno con particolare intensità, colpisce il vacanziero ansioso di far sapere, complici i social, dove è andato a spendere (spesso male, ma lui non lo saprà mai) la tredicesima.
Ne sono strumenti:
– selfie di gente imbacuccata che sembra non abbia mai visto prima un fiocco di neve
– selfie di signore in carne ostentanti abiti presuntamente sexy che penalizzerebbero anche Belen
– selfie di signori con cravatta mollacciona mentre impugnano con mani sapienti spumanti da 10 euro in gdo
– selfie di padroni con cane desiderosi di ostentare che Fido passa le vacanze con loro
– selfie sotto cartelli a portata di low cost (tutti vanno a Barcellona e Berlino, ma nessuno a Orvieto o Lecce)
– selfie di tavole imbandite dalla sobria zia Gina con oneste stoviglie di casa, ma spacciate per principesche
– selfie di veglioni tra scolli instabili, fronti imperlate, stelle filanti, lingue di menelik, trenini e altre amenità
Poi scopri che c’è un’app che da casa ti consente di taroccare i selfie fatti sul divano del soggiorno e di farli sembrare scattati a Honolulu, così ti passa anche la voglia di prendere in giro chi è andato a Riccione e si sente come a Copacabana.