Gioco i soliti, inutili 5 euro alla lotteria e, sotto l’occhio imbarazzato del tabaccaio, dalla macchinetta esce una voce dal tono demente e inspiegabilmente ilare che mi informa di quanto ho appena fatto: “Hai giocato al superenalotto!”, enfatizza garrula.
Mi chiedo d’acchito, violazione della privacy a parte (e se volessi far credere di essere lì solo per comprare un foglio protocollo?), chi sia l’imbecille che ha ideato questa trovata e quale ne sia il senso.
Non è un incentivo al gioco (ho già giocato). Non è un’informazione utile (vuoi che non sappia che ho appena giocato?). Non mi resta che pensare all’ennesima appendice di quella detestabile deriva che tende a considerare tutti, quindi a dipingerci e perciò pure a trattarci da bambini. Ovvero, essendo noi adulti, da rimbambiti.
Allora ci rifletto un attimo, mi guardo intorno e mi domando se devo davvero indignarmi.