Vengo da una famiglia di tradizioni, e ancor più di istinti, sobrio-conservatori.
Non immune dall’ondata consumistica degli anni ’60, in casa mia si adeguarono alla nuova moda dell’albero di Natale, ma non smisero mai di dirmi che, ai tempi “buoni”, il Natale (quello dei regali insomma) si festeggiava per la Befana.
Cionondimeno, l’albero fece la sua comparsa: alto, bello, ricco come solo oggi mi rendo conto.
Altro discorso era il presepio.
Quando ebbi l’età di agire, cominciavo le “prove” già ai Santi e cavavo dai sassi del giardino quintali di borraccina per gli allestimenti posticci.
Il bello vero però, e io ovviamente non l’avevo capito, era arrivato anni prima, quando non avevo l’età per fare il presepio da solo e al mio posto lo faceva mia madre.
Io ero assai perplesso, perché da vecchie scatole, anziché quelle statuine tutte uguali, di plastica, in po’ stereotipate, che avevo visto all’Upim e che tutti i bambini come me anelavano, lei traeva giganteschi pastori, pecorelle minuscole, bambinelli sproporzionati, re magi più alti della capanna, un bue grande come un elefante e un asinello piccolo come un cane, un San Giuseppe sbeccato e una Madonna che, pensa e ripensa, somigliava tanto alla statuetta che mia nonna una volta aveva portato da Lourdes. Erano tutti di gesso e non avevano i colori vivaci delle statuine moderne, ma erano opachi, a volte sbiaditi. “È perché sono antichi e dipinti a mano”, mi dicevano con pazienza, senza tuttavia troppo convincermi.
Io volevo un presepio-plastico, loro mi davano un presepio cubista.
Poi (con l’Upim) presi il sopravvento, quelle statuine di gesso sparirono in soffitta o in cantina, poi vennero i ladri che rubarono tutto, compreso, incredibile!, quel presepio antico di gesso, di cui nella fretta lasciarono per terra, a pezzi, qualche elemento.
Oggi, 45 anni dopo, da uno scatolone ho tirato fuori ciò che ne rimase.
Ho preso la corteccia della legna per fare suolo e capanna. La Madonna di Lourdes come Maria, due pastori con un agnello grande dieci volte le pecorelle.
E ringrazio la mia mamma per quel presepio cubista del 1965 che mi parve orrendo, ma è l’unico dei tanti che, alla fine, non ho mai dimenticato.
Questo post è dedicato a lei.