Come “il whisky mi ritorna su, diventa letterario” di “Un sabato italiano” di Sergio Caputo (ieri era domenica, ma pazienza), con la cattura di Battisti e la sua consegna, si spera definitiva, alla giustizia italiana, a sinistra cominciano i distinguo.
Distinguo sottilissimi, giocati sul filo della nostalgia, dei rigurgiti, degli anni formidabili, delle ammirazioni nascoste e camuffate da agnosticismo, del tifo segreto, della clemenza e del garantismo a senso unico, del soccorso rosso, del riflusso rifluito. Isterici forcaioli antisalvini, che quotidianamente sproloquiano su FB invocando per il ministro, i suoi elettori e i suoi simpatizzanti morti violente, piazzali Loreto, distributori di benzina compiacenti, teste in giù, chiavi inglesi del 36, manganelli, bastoni e altre amenità a loro ben note, di colpo diventano pacati agnelli che invocano sobrietà, equilibrio, moderazione, puntiglioso rispetto dei diritti e della dignità del perseguitato Cesarino.
Cinquanta, forse cinquantuno sfumature di rosso per chiarire insomma che sì, ci mancherebbe, tuttavia, cioè, io sì, io no, io però, ma loro, ma noi, ma il Pci, ma Morales, ma Bolsonaro, e infatti Lula, ma la Costituzione, ma i Pac, e gli autonomi, e le garanzie, e la pena di morte, e i diritti, e i doveri, e i compagni che sbagliano, e non è la stessa cosa, e allora Salvini eccetera.
Su Torregiani non una parola.
Non una parola neppure sulla rete di connivenze ideologiche e trasversali organizzazioni sotterranee che hanno consentito a un latitante con quattro (quattro) ergastoli di fare la star del noir e di irridere per decenni, dai suoi rifugi, le vittime, le sentenze, il nostro paese e, in definitiva, tutti noi, con l’aria odiosa e strafottente di chi è più furbo e ha appoggi migliori.
Onestamente oggi ho difficoltà a definire Battisti “di sinistra”, come in genere faccio fatica ad appioppare a chiunque etichette cromatiche irreversibili e, ancora di più, a giudicare i fatti dalla pregiudiziale o presunta appartenenza politica di chi li compie.
Detto questo, che Battisti sia stato un omicida per conto dei Proletari Armati per il Comunismo non ci piove.
Ora, che un governo in carica si faccia bello del fatto di aver riportato in patria un pluricondannato in fuga da quarant’anni, mi pare normale.
Credo pure che qualunque governo passato o futuro avrebbe fatto o farebbe lo stesso, a prescindere dai reali meriti.
Capisco anche, per gli avversari, lo smacco che il colpo sia riuscito (o sia capitato: la differenza è sottile e credo sarà impossibile individuare il confine) all’esecutivo corrente.
Capisco perfino l’umano istinto di perdonare di più a chi mi è meno antipatico di altri.
Però sarebbe più serio ammetterne il perchè e prendersene la responsabilità, invece di travisarsi dietro le sfumature.